(di Alessandro Andrelli) L’8 marzo 2021 è una data che difficilmente verrà dimenticata. E’ il giorno in cui le persone morte a causa del Covid-19 in Italia sono arrivate a 100.103. Adriano Trevisan è stato la prima vittima, era il 21 febbraio 2020 e da allora il conteggio delle vite perse non si è mai fermato. In estate sembrava finita ma poi i numeri sono tornati a crescere, oggi siamo nella terza ondata e il vaccino al momento non riesce a frenare il contagio e le morti. L’Italia è il primo paese dell’Unione Europea a raggiungere il dato di 100mila morti dall’inizio della pandemia.
Oggi sono stati 13.902 i nuovi positivi, in calo rispetto a ieri, quando erano stati 20.765, ma con meno tamponi. I morti nelle ultime 24 ore sono stati 318 (ieri 207); superati dunque i 100mila morti (100.103). In aumento i ricoverati in terapia intensiva: 2.700, +95 rispetto a ieri, con 231 ingressi del giorno (erano stati 161 ieri). In crescita anche i ricoverati con sintomi: 21.831 (+687), mentre in isolamento domiciliare ci sono 448.002 persone, in lieve calo rispetto ai 449.113 di ieri. Complessivamente, gli attualmente positivi sono 472.533 (ieri 472.862). Nel giorno, il numero di dimessi/guariti è stato di 13.893 (ieri 13.467), per un totale dall’inizio della pandemia di 2.508.732. Dall’inizio della pandemia, i casi totali registrati sono stati 3.081.368. Come detto il primo paziente a morire per Covid-19 fu l’imprenditore Adriano Trevisan, ricoverato presso l’ospedale di Schiavonia a Padova, era il 21 febbraio del 2020. Il 3 dicembre 2020 si è registrato il picco di decessi, 993, il numero più alto dall’inizio della pandemia in Italia. Un’altra data da ricordare è quella del 27 dicembre 2020, quando allo Spallanzani di Roma fu somministrato il primo vaccino. A ieri, 7 marzo 2021, il numero di vaccinati è di 1.652.031 con doppia dose (2,77% della popolazione), mentre è di 3.765.647 con singola dose (6,31% della popolazione). Numeri ancora scarsi, per arrivare a poter dire di avere una buona copertura vaccinale per contrastare il contagio del virus. La strada per la fine di questa pandemia purtroppo non è così prossima alla conclusione, occorre pianificare e lavorare con impegno e determinazione, a tutti i livelli. E occorre non abbassare mai la guardia. Il dato dei 100mila morti è da brividi, e purtroppo non si tratta solo di un numero, ma di uomini e donne che non ci sono più, che hanno contratto il virus e sono morti. Alessandro Andrelli
