“Mai e poi mai avrei autorizzato nessuno a far prelevare un padre piangente davanti al bara della figlia. Anche se fosse stato un sospettato. Perchè prima di essere un magistrato sono un padre e un uomo”. Rompe il silenzio il presidente Izzo, ex procuratore capo di Cassino e colui che ha seguito le indagini sulla morte di Serena Mollicone per ben sette anni. Rompe il silenzio e spiega l’episodio che ebbe un impatto mediatico dirompente: un padre (Guglielmo Mollicone ndr) che si dispera in chiesa e che viene portato via come un comune delinquente.
Tutta l’Italia credette, quel giorno di inizio giugno di sedici anni fa, che l’uomo fosse stato arrestato. “Nei mesi successivi a quella infelice scena trasmessa da tutti i media nazionali, convocammo il maresciallo Franco Mottola, in qualità di comandante della stazione di Arce – spiega il dottor Izzo -. Il magistrato chiese a Mottola da chi avesse ricevuto l’ordine di far prelevare Mollicone dalla chiesa. Lui rispose ‘forse dal dottor Izzo ma non ricordo’. In quel momento ho capito che dietro quella vicenda c’era dell’altro. Per questo preparai una relazione di servizio nella quale ho smentito ogni atteggiamento compiuto da quell’uomo nel corso delle indagini. Solo otto mesi dopo l’omicidio sono riuscito a farlo trasferire. Perchè nel frattempo abbiamo scoperto che il figlio era indagato per spaccio di sostanza stupefacente”. Il racconto del procuratore Izzo prosegue con la vicenda che riguarda l’innocente Carmine Belli che “con il suo atteggiamento contraddittorio ha contribuito ad alimentare i sospetti che poi si sono tramutati in accusa con il suo mancato alibi e con il ritrovamento del tagliandino del dentista che avrebbe dovuto appartenere a Serena. Ero certo però che sarebbe stato assolto perchè era un processo indiziario. Mi rammarica il fatto che all’epoca non avevamo gli strumenti che oggi hanno a disposizione i miei colleghi. Avremmo potuto risparmiare dolore e sofferenza a molti”. “Il dramma processuale ed umano si realizza però allorquando le “tradizionali procedure investigative” vengono ostacolate o addirittura depistate – precisa inoltre l’ex magistrato -. Questo è purtroppo il caso dell’atroce omicidio di Serena Mollicone”. L’ultimo passaggio il dottor Izzo lo riserva all’incontro avuto con Santino Tuzi, il brigadiere morto suicida nel 2008 e due giorni dopo aver riferito alla Procura di Cassino che Serena Mollicone il primo giugno del 2001 era entrata in caserma e non l’aveva più vista uscire “L’impressione che mi fece, da un punto di vista umano, la tardiva “confessione” del brigadiere Tuzi (che non era indagato ndr) è stata quella di un uomo intimorito e preoccupato, anzi spaventato, come se fosse, appunto, un “reo confesso”. Decisi senza indugio di non redarguirlo, di non intimorirlo più di quanto già non fosse, anzi lo rassicurai sul suo immediato futuro. Ero sbigottito ed ovviamente contrariato, ma compresi che era necessario evitargli ogni preoccupazione di successivi provvedimenti punitivi, che egli visibilmente mostrava di temere; provvedimenti che non avrebbero certamente giovato alle indagini, ai quali però egli non avrebbe potuto nel prosieguo sottrarsi se non ci avesse dichiarato, a tempo debito, per quale e vero motivo aveva taciuto per sette anni. Lo lasciai andare dopo una permanenza non troppo lunga negli uffici della Procura (temeva addirittura di essere arrestato). Anche questa mia decisione doveva servire a tenerlo tranquillo, per quanto possibile”. @nicoletti
