1915-2015: anche da un cumulo di macerie può nascere un fiore

Francesca Merolle
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13 gennaio 1915. Urla di dolore, crolli, distruzione e tanta disperazione.
Un giorno che si perde e si confonde nei racconti fatati di quei nonni che, purtroppo, non ci sono più. Parole che, come pennellate su tela bianca, hanno dato vita ad immagini e suoni riecheggianti nelle nostre menti di bambini.
cetenario22Immagini e suoni che hanno mostrato il pianto disperato di chi aveva perso tutto e si era trovato improvvisamente in una vita priva di colori, una vita spianata, senza futuro, senza speranza.
Immagini e suoni di un popolo intero che, seppur circondato dalle rovine di un territorio distrutto e dalle macerie di cuori grondanti di sangue e di dolore, riusciva piano piano a rialzarsi, a camminare di nuovo, a ricostruirsi ed a rinascere, con più forza e fiorente splendore. Un popolo che, unito in un abbraccio di solidarietà e di voglia di riscatto, spinto da un desiderio di rinascita senza pari, e’ diventato un popolo nuovo. Un popolo nuovo per costruire una realtà nuova, una realtà forte e di sviluppo, una realtà che scalda gli animi e riempie i cuori di speranza.
cetenario2313 gennaio 2015. Urla di dolore diverse, crolli diversi, distruzione e disperazione diverse, eppure tutto appare così uguale. La realtà e’ sotto gli occhi di ognuno, si mostra in bianco e nero tra vite che appaiono spianate, senza futuro, senza speranza. Cento anni… e di nuovo un  popolo tra le macerie di un territorio distrutto da un terremoto chiamato “crisi economica”. Un popolo che appare in ginocchio, stretto ed accerchiato, quasi inerme perché avvolto da una quotidianità difficile, in una realtà dura, troppo grande da fronteggiare. Eppure questo e’ un popolo forte che, unendosi e facendo squadra, può rimettersi in piedi ed iniziare di nuovo a camminare, creando nuove possibilità e ricolorando il futuro. stevejobs24Dalle difficoltà si può generare una forza incontenibile, perché forza di rinascita e di ritrovato vigore. Il nostro e’ un popolo che non può e non vuole mollare, perché come disse Steve Jobs “…solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero”. Yes… we can!
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