Arte e Cultura – La Madonna della Celeste: arte e devozione a Sora tra le macerie del terremoto del 1915

Francesca Merolle
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La cosiddetta Madonna della Celeste è un pregevole dipinto del XVIII secolo, conservato nel palazzo Comunale di Sora, ma proveniente dalla facciata di uno degli edifici gemelli di Piazza Esedra, su cui era stato collocato con funzione di immagine votiva; la tela, gravemente deteriorata, fu rimossa nel 1993, in occasione dell’ultimo restauro, per evitare che gli agenti atmosferici la danneggiassero ulteriormente.

L’opera presenta delle ridipinture nella parte superiore e un’ampia lacuna che interessa una notevole porzione del lato destro, l’area centrale e la zona inferiore della tela. Dalle riproduzioni fotografiche, pubblicate prima del restauro, si nota che i volti della Madonna e del Bambino, risultano falsati dall’intervento, sia nei lineamenti, più puri e delicati nell’originale, che nell’incarnato, più sfumato nei trapassi tonali. Le fotografie mostrano anche la presenza di un globo sormontato da una croce, tenuto dalla Madonna nella sinistra e ormai irrimediabilmente perduto. Nonostante sia lacunoso e compromesso, il dipinto mantiene, comunque, la sua bellezza e soprattutto rivela una  qualità artistica molto alta, che fa presupporre, all’origine della committenza, una destinazione diversa da quella dell’edicola votiva. Le immagini che troviamo lungo le vie dei  centri storici, pur godibili nella loro freschezza e spontaneità, sono caratterizzate dalla mancanza di senso dello spazio e da un’accentuata tendenza all’astrazione e all’espressionismo. Sono il prodotto di un’arte popolare che mutua i suoi schemi dalla pittura sacra ufficiale, ma poi li semplifica per renderli immediatamente accessibili ad un pubblico umile e incolto. Gli stessi autori di questi manufatti sono spesso artigiani, che non hanno cultura artistica, né particolari capacità tecniche, ma anche nel caso di pittori più validi, raramente l’opera presenta un’elaborazione formale che non sia subordinata al contenuto devozionale dell’immagine e alla psicologia del fruitore.

Sicuramente non è questo il contesto del nostro dipinto, in cui al contrario si ravvisano influenze di Carlo Maratta e del suo seguace, il solimenesco Sebastiano Conca. L’opera riprende nell’equilibrio dei volumi e nella purezza delle linee lo squisito accordo tra classicismo e barocco, che caratterizzò lo stile dei due grandi maestri del Settecento. Del resto proprio a Sora, nella chiesa di San Bartolomeo, si trova, una Madonna del Sacro Cuore del Conca, con cui la Madonna della Celeste ha evidenti corrispondenze, soprattutto nella figura del Bambino, che è una vera e propria citazione del modello.

Sulla base di queste considerazioni, si può, quindi, ipotizzare che il quadro sia stato reimpiegato nell’edicola solo a partire dalla metà del XIX secolo, quando la ricca famiglia Annonj, ristrutturò la settecentesca residenza sorana dei duchi Boncompagni, acquistata nel 1820. È sulla facciata di questo nuovo palazzo, infatti che troviamo per la prima volta la tela, inquadrata in una cornice di marmo, secondo quanto attestano varie fotografie risalenti alla fine dell’Ottocento. E non è nemmeno del tutto da escludere che il quadro provenisse dallo stesso palazzo dei Boncompagni, cosa data per certa da Vincenzo Paniccia.

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Il palazzo con l’edicola all’inizio del sec. XIX

Le edicole votive, a cui si chiedeva protezione soprattutto dai pericoli della strada, spesso venivano collocate negli incroci, nei luoghi oscuri, che in questo modo venivano illuminati dai lumicini accessi presso i tabernacoli, sulle strade solitarie e non di rado presso i ponti. L’immagine divina nelle intenzioni della famiglia Annonj avrebbe, forse, dovuto proteggere la casa e i suoi abitanti dalle inondazioni del Liri, ma il dramma venne dalla “terra”, sotto la forma di un violento sisma che il 13 gennaio del 1915 distrusse in gran parte la città; il palazzo che ospitava la Madonna della Celeste crollò completamente alla stessa ora del giorno dopo.

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Più che per il suo valore artistico, la nostra Madonna della Celeste conquistò popolarità tra i sorani nel suo ruolo di figura salvifica. La stessa denominazione, che non troviamo tra i tradizionali attribuiti della Madonna, è il frutto della religiosità spontanea e istintiva della gente semplice, che vedeva in quella figura “celeste” o dal manto “celeste”, l’intermediaria ideale tra gli uomini e Dio, la madre di tutti, a cui poter chiedere con fiducia intercessione presso il Figlio divino.

La storia dell’arte, a questo punto, si intreccia alla storia di una comunità, alla sua vita quotidiana, fatta di fede, dolori e speranze.

Il palazzo posto sotto la custodia dell’edicola non fu risparmiato dal terremoto, ma la devozione che il quadro aveva fino ad allora ispirato ai sorani non venne meno, né si affievolì, dal momento che dell’edificio rimase in piedi proprio la parete con il dipinto. Il singolare episodio fu riportato anche nelle cronache di quei terribili giorni: «una Madonna dipinta sull’angolo di una casa che guarda il fiume è stata curiosamente rispettata nella rovina dell’edificio e un crocchio di popolane la venera in ginocchio pregando ad alta voce».

A testimoniare questo grande affetto c’è anche un racconto delle sorelle Domenica ed Elvira Bruni, riportato dal periodico Vita sorana nel 1988.  Dopo il terremoto gli Annonj affidarono il quadro al proprietario di un negozio, situato nelle vicinanze del palazzo. Nel locale, già sede del Circolo dei Signori, la Madonna della Celeste continuò ad essere venerata e festeggiata, fino a quando Vincenzo Annonj, allora sindaco della città, ricollocò l’edicola sulla facciata della nuova casa, realizzata, come l’antica, prospiciente il fiume. Da quel momento, per molti anni, l’arciprete della vicina chiesa di San Bartolomeo, con un altarino da campo, mantenne la tradizione di celebrare una messa vicino all’immagine sacra: una piccola festa con la partecipazione gratuita della banda locale, che testimonia una volta di più il legame che univa i sorani alla Madonna della Celeste.

Intanto un’intervista televisiva rilasciata dal celebre flautista Severino Gazzelloni alimentava la credenza che l’immagine fosse miracolosa. Il musicista, che da ragazzo aveva suonato nella banda di Sora, raccontò di essere stato travolto presso il ponte di Napoli, mentre era in bicicletta, da un carretto in balìa di un cavallo imbizzarrito, e di essere stato portato sotto l’edicola. Qui, temendo che l’incidente gli avesse compromesso per sempre le gambe, Gazzelloni si era rivolto all’immagine della Madonna e dopo aveva sentito una strana sensazione di fresco percorrergli il corpo dalle gambe alla testa, si era alzato e aveva ripreso a camminare. Il musicista prosegue l’intervista attribuendo alla Madonna della Celeste il successo che arrivò di lì a poco, e ribadendo la sua devozione all’ immagine sorana.

Madonna della Celeste di Roberto Cinti
Madonna della Celeste di Roberto Cinti

La Madonna della Celeste rimase nell’edicola fino al momento del trasferimento nel palazzo Comunale, e i poeti sorani Riccardo Gulia, Vincenzo Biancale e Maria Persichini composero per lei delle affettuose poesie, ad ulteriore riprova della sua particolare importanza nella storia religiosa di Sora. La tela fu restaurata nel 1989 dal pittore Antonio Notari e nel 1993 da Giovanni Cavalsassi, dopodichè, l’importanza dell’opera e il timore di perderla per sempre, suggerirono agli organi competenti di collocarla nel Palazzo del Comune. Nell’edicola rimasta vuota fu collocata una copia a stampa, ma questa soluzione, com’è comprensibile, non incontrò il favore di tutti i sorani. Nel 2005, infatti, alcuni cittadini manifestarono il desiderio di sostituire la stampa con un dipinto vero e proprio e commissionarono il lavoro al pittore sorano Roberto Cinti. L’opera attuale raffigura il Bambino nella stessa posizione dell’originale, mentre la Madonna non sorregge più il globo, ma accarezza affettuosamente la piccola mano di Gesù.

Romina Rea

Fonti e bibliografia:

Archivio storico diocesano di Sora, Archivio Diocesi Sora-Aquino-Pontecorvo, Serie T, Feste religiose e processioni, n. 12.7;

Paniccia V. ( a cura di) Il terremoto del ’15: Sora nei giornali di allora, Sora, 1990;

Beranger E.M, Il patromonio storico artistico della Valle Roveto e della Media Valle del Liri all’indomani del sisma del 13 gennaio 1915, in Castenetto S. e Galadini F., 13 gennaio 1915. Il terremoto della Marsica, Roma 1999;

Le edicole religiose di Sora in «Vita sorana», Anno XVI, 1988, n. 137;

Il flauto d’oro Severino Gazzelloni intervistato dal giornalista Giuliano Ferrara sul miracolo attribuito alla Madonna della Celeste, in «Vita sorana», Anno XVI, 1988, n. 138;

Nuove rivelazioni sulla Madonna della Celeste dopo le dichiarazioni del Maestro Severino Gazzelloni, in «Vita sorana», Anno XVI, 1988, n. 139;

Persichini M., Alla miracolosa immagine della Madonna della Celeste, in «Vita sorana», Anno XVII, 1989, n. 144;

Piacentini D., La società violenta e il brigantaggio cinquecentesco nella Diocesi di Sora, Sora, 2011

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