SOS – Bimbi annegati, l’Ospedale ‘Bambino Gesù: ecco il vademecum di primo soccorso

chiaro13
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In Italia ogni anno circa 40 bambini perdono la vita per annegamento. Sono il 10% del totale. Negli ultimi 10 anni, presso il solo pronto soccorso del Bambino Gesù sono giunti circa 80 bambini e ragazzi vittime di incidenti di balneazione. Questi i numeri che lo stesso nosocomio pediatrico romano ha voluto rendere noti in vista della giornata mondiale per la prevenzione dell’annegamento, istituita dalle Nazioni Unite per il prossimo 25 luglio.

Secondo i dati sulle cause di mortalità pubblicati dall’ISTAT, in 10 anni in Italia sono morte 3.760 persone per annegamento. Di queste, 429 erano bambini e ragazzi (43 circa ogni anno). Nel Lazio la media di decessi per annegamento è stata di 16 all’anno. In tutto il centro Italia sono morti 55 minori tra il 2012 e il 2021. Gli esperti dell’Ospedale forniscono le indicazioni per ridurre al minimo i rischi legati a questo fenomeno: sorveglianza, prevenzione e rispetto delle regole: LA PREVENZIONE La prevenzione rappresenta la prima regola a cui attenersi per ridurre drasticamente il rischio di annegamento di bambini e ragazzi evitando così possibili tragiche conseguenze. Bisogna quindi fare in modo di eliminare gli accessi in acqua non controllati attraverso il corretto utilizzo di barriere fisiche. Vanno tenute chiuse le porte e i cancelli che portano direttamente al mare o in piscina. Laddove non siano presenti, vanno installate le barriere che impediscano l’accesso ai bambini non accompagnati. Bisogna sempre coprire la piscina con l’apposito telo nei periodi dell’anno in cui non viene utilizzata. Controllare la temperatura dell’acqua è un altro aspetto della di prevenzione: l’acqua del mare e della piscina non deve essere troppo fredda poiché può causare episodi di vasocostrizione e aumentare il rischio di malori o mancamenti. BRACCIOLI E CIAMBELLE Importante poi è l’uso di braccioli e ciambelle che aiutino i bambini a restare a galla. Ancora più importante è far prendere familiarità con l’acqua ai bambini fin dai 6 mesi di vita di modo che possano iniziare corsi di nuoto già a partire dai 2-3 anni. La forma di prevenzione più efficace quando si parla di bambini resta comunque la sorveglianza. Sorveglianza però non vuol dire solo non perdere mai d’occhio i bambini quando sono vicini o dentro l’acqua, vuol dire anche stargli vicini in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di imprevisti. Basta un minuto di distrazione, come una breve telefonata al cellulare, per perdere di vista il bambino che, immergendosi, non riesce a chiedere aiuto. FINO A TRE ANNI DI VITA Nei primi 3 anni di vita un bambino può trovarsi in difficoltà anche in pochi cm d’acqua, come quelli di una vasca da bagno o di una piccola piscina gonfiabile. Almeno fino a 5-6 anni di vita, al mare o in piscina, deve esserci sempre la presenza del genitore in acqua. Anche i bambini più grandi non debbono comunque essere persi di vista perché possono essere trascinati sott’acqua da un’onda o da una risacca. RISPETTO DELLE REGOLE Un altro elemento molto importante è il rispetto delle regole. Gli adulti devono dare il buon esempio. Non si può fare il bagno ovunque ci sia l’acqua: fiume, lago, mare Ci sono delle regole indicate da apposite segnaletiche che vietano la balneazione in determinati posti. Queste limitazioni sono state fatte per una questione di sicurezza. E vanno rispettate. Anche dagli adulti e soprattutto in presenza di bambini che imparano spesso per processi di imitazione. Se un adulto rispetta le regole, anche il bambino lo farà. PISCINA O MARE Il fatto che un bambino viva in una casa o un condominio con piscina o cresca vicino al mare vuol dire che avrà una maggiore familiarità con l’elemento acquatico, ma non vuol dire che ne conosca bene i rischi. Il rispetto della segnaletica è fondamentale per ridurre i rischi di annegamento. Per questo sarebbe importante che la cartellonistica sia realizzata in modo da risultare immediatamente comprensibile anche i bambini più piccoli e anche da un punto di vista stilistico e cromatico. IL VADEMECUM Quando nonostante gli accorgimenti e le attenzioni si verifica un episodio di annegamento, è fondamentale intervenire con prontezza, lanciando in acqua qualsiasi oggetto galleggiante a cui il bambino possa aggrapparsi. Il soccorso in acqua va fatto da abili nuotatori, perché diversamente si metterebbe in pericolo anche la stessa vita del soccorritore. Una volta che si è riusciti a portare il bambino a riva, se le condizioni generali sono buone può essere messo in posizione seduta e invitato a tossire. Se invece ha segni di asfissia, bisogna chiedere aiuto a qualcuno in grado di liberargli prontamente le vie respiratorie da qualunque cosa possa ostruirle (vomito, sabbia o alghe), effettuando anche, se necessario, la respirazione bocca a bocca. SE IL BIMBO PERDE COSCIENZA Se il bambino non si riprende, è privo di coscienza, non respira o non si riesce a sentirne il polso, bisogna immediatamente chiedere l’intervento di persone professionalmente qualificate e in grado di praticare le necessarie manovre di rianimazione cardiopolmonare.
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