Lazio – Il Superbonus utilizzato per meno del 5% degli immobili. A carico dello Stato oneri per oltre 250mila euro

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Nel Lazio, gli interventi edilizi privati finanziati con il superbonus 110% rappresentano appena il 4,8% di tutti gli edifici residenziali esistenti. E, nonostante il basso rapporto, il Lazio è tra le regioni che più ha utilizzato la misura legislativa che consentiva di scontare in banca il costo dei lavori. La nostra regione, infatti, è al sesto posto su 20, per incidenza di asseverazioni (dichiarazioni di realizzazione degli interventi) sul numero di edifici residenziali esistenti. In particolare, sono state 38.484 le asseverazioni su 801.210 edifici di residenza.

I dati sono quelli che ha fornito uno studio della Cgia di Mestre che ha valutato l’impatto del Superbonus sul patrimonio immobiliare italiano. La regione che ha fatto registrare la percentuale maggiore è stato il Veneto (con 59.588 aesseverazioni e 1.057.276 edifici residenziali, per una percentuale del 5,6) al secondo e terzo posto (entrambe con il 5,4%) seguono Emilia-Romagna (con 44.364 asseversazioni e 817.809 immobili) e il Trentino-Alto Adige (11.314 asseverazioni su 210.936 edifici). Chiudono la Classifica le regioni Puglia, Calabria e Sicilia, con percentuali appena sopra il 2. Mediamente, in tutta Italia, gli interventi del 110% coprono il 4% degli edifici residenziali. In tal modo, il superbonus 110% ha generato oneri a carico dello Stato per 123 miliardi euro. In particolare, nel Lazio gli oneri finiti sul groppone dei conti pubblici ammontano a 264.105 euro, con detrazioni medie per immobile stimate in 10.163,8 euro a fronte, come detto, 38.484 asseverazioni. Nella classifica ordinata secondo tale incidenza (ovvero del peso degli oneri a carico dello Stato) il Lazio è al 9° posto su 20 (praticamente metà classifica), con ai primi posti le regioni Valle d’Aosta (401.671 euro), Basilicata (298.909 euro) e Liguria (298.063 euro), rispettivamente al primo, al secondo e al terzo posto. Chiude la classifica la Toscana, nella cui regione il bonus pesa sui conti pubblici per 182.930 euro. Conti alla mano, l’ufficio studi della Cgia ha lanciato anche una provocazione: “Fino ad ora il Super Ecobonus 110 per cento è costato alle casse pubbliche 122,6 miliardi di euro di detrazioni fiscali. Ebbene, se lo Stato, anziché finanziare quasi esclusivamente l’edilizia privata, avesse investito queste risorse (pari a oltre 6 punti di Pil) per realizzare alloggi pubblici ad un costo ipotetico di 100mila euro cadauno, potremmo contare su 1,2 milioni di nuove unità abitative. Pertanto, in linea puramente teorica, avremmo potuto demolire tutte le 800mila case popolari presenti in Italia, molte delle quali versano in condizioni fatiscenti, e ricostruirle con tecniche innovative e con classi di efficienza energetica elevate. Non solo. Grazie a questa operazione disporremmo di 400mila alloggi pubblici in più di quanti ne contiamo adesso. Insomma, investendo tutte queste risorse nel social housing avremmo in massima parte risolto l’emergenza abitativa che colpisce, in particolare, le fasce sociali più deboli del nostro Paese corrispondenti, secondo il Censis2 , a 3,5 milioni di persone”. Perché il Superbonus si è rivelato essere un Robin Hood al contrario: ha tolto ai poveri per dare ai ricchi. “Con una spesa di oltre 122 miliardi, nei prossimi anni sarà molto difficile far quadrare i nostri conti pubblici – dicono gli analisti della Cgia -, pregiudicando la possibilità di reperire nuove risorse aggiuntive da destinare alla sanità pubblica, all’edilizia sovvenzionata e per contrastare la povertà e l’esclusione sociale. Settori, quelli appena citati, di primaria importanza, perché costituiscono l’asse portante del nostro welfare che, in massima parte, è chiamato a sostenere le persone meno abbienti dal punto di vista economico e sociale”.
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