Grande caldo, Mediterraneo bollente e rischio fenomeni estremi: l’analisi e le prospettive

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Il 6 agosto è stato il giorno più caldo dell’estate

Quella di giovedì 6 agosto è stata con ogni probabilità la giornata più calda di questa estate 2026 per l’Italia. Anche se non si sono toccati i record assoluti storici, la caratteristica eccezionale di questa ondata di calore è stata la sua estensione territoriale. Come spiegato dal meteorologo Edoardo Ferrara di 3bmeteo.com, si sono registrate punte di 39-40°C su quasi tutta Italia: dalla pianura friulana e lombardo-veneta al Piemonte, fino all’Emilia-Romagna, alla Toscana e all’entroterra marchigiano, laziale, umbro e abruzzese, oltre a Campania interna, Lucania, Puglia e Cosentino. Per la prima volta nella stagione, il Ministero della Salute ha emesso l’allerta con bollino rosso per gran parte delle principali città italiane. Per il fine settimana è previsto soltanto un modesto calo delle temperature (qualche grado in meno soprattutto al Nord), ma le condizioni rimarranno pienamente estive e afose. Perché questa situazione? Il ruolo dell’Anticiclone Africano La causa di questo caldo opprimente è la persistenza dell’anticiclone subtropicale nord-africano sull’Europa occidentale e sul bacino del Mediterraneo. L’affondo continuo di perturbazioni atlantiche al largo del Portogallo e delle Azzorre richiama costantemente masse d’aria calda direttamente dal Sahara. A differenza degli anni ’80 e ’90, quando i picchi di 40°C erano rari e duravano pochi giorni, oggi le ondate di calore si susseguono a ritmi serrati e con una frequenza sempre maggiore. Inoltre, a causa del riscaldamento globale, le masse d’aria in partenza dall’Africa sono mediamente più calde di circa 2°C rispetto al passato. Il fenomeno El Niño incide? Non in modo diretto sul clima europeo e mediterraneo. Tuttavia, El Niño contribuisce a un aumento globale delle temperature terrestri, creando un contesto generale favorevole all’intensificazione delle ondate di calore. Afa alle stelle e notti tropicali: perché il termometro non scende Nonostante la massa d’aria di partenza sia secca, scorrendo sopra le acque del Mediterraneo si carica di ingenti quantità di umidità. Questo genera elevati tassi di afa sulla Pianura Padana e sulle zone costiere, aumentando notevolmente il disagio bio-climatico. Un’atmosfera satura di umidità ostacola il raffreddamento notturno. Di conseguenza, le temperature minime si mantengono a livelli elevatissimi: Grandi città ed entroterra: valori serali e notturni compresi tra 24°C e 27°C. Zone costiere: picchi di 28°C sulle coste marchigiane e fino a 29°C tra il Reggino e il Messinese. Il Mediterraneo come un mare tropicale: i rischi per l’autunno Un altro fattore di forte preoccupazione è la temperatura superficiale del mare. Presso la boa di Sa Dragonera (isole Baleari) sono stati registrati 33°C, un valore tipico dei mari tropicali. Un mare così caldo immagazzina enormi quantità di energia termica e vapore acqueo. Quando l’aria calda e umida risale, la presenza di correnti più fresche in quota può scatenare temporali violenti, nubifragi, forti raffiche di vento e grandinate di grosse dimensioni. Questo quadro costituisce un serio fattore di rischio per la formazione di fenomeni meteo estremi tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Le previsioni: quando ne usciremo? Il grande caldo ci accompagnerà ancora per diversi giorni, mantenendo la presa almeno fino a Ferragosto. Tra il 17 e il 18 agosto è ipotizzabile una nuova pulsazione dell’anticiclone africano con picchi di 38-40°C. Un reale sblocco e un generale ricambio d’aria potrebbero verificarsi soltanto verso la terza decade di agosto (attorno al 20 del mese), ma a prezzo dell’arrivo di forti temporali. Trattandosi di una tendenza a lungo termine, saranno necessarie ulteriori conferme nei prossimi giorni.
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