Si è conclusa con un esito netto la vicenda che negli ultimi anni aveva contrapposto Franco Stazi, già presidente e consigliere della Pro Loco di Anagni APS, all’associazione stessa.
Difeso dagli avvocati Emanuele Ricchetti e Alessandro Grifoni, Franco Stazi ha affrontato una vicenda complessa che oggi trova pieno riconoscimento nella decisione del Tribunale. Come comunicato dall’avvocato Ricchetti, il procedimento giudiziario si è chiuso con la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, a seguito dell’abbandono dell’opposizione da parte della Pro Loco, con spese di giudizio poste a carico dell’associazione. La causa traeva origine dalle richieste, avanzate da Stazi, di ottenere la documentazione sociale della Pro Loco. Il Tribunale ha riconosciuto la legittimità di tali istanze, ribadendo che il diritto del socio – e ancor più del presidente in proroga – non si esaurisce nella semplice visione, ma comprende anche l’ottenimento di copie dei documenti, quale strumento essenziale di controllo e garanzia di trasparenza nella gestione associativa. Secondo quanto precisato nel comunicato del legale, la vicenda ha chiarito diversi punti rimasti a lungo oggetto di controversia. In particolare, è stato accertato che alla data dei fatti contestati non risultava alcun atto formale di sostituzione del presidente, poi pubblicato soltanto in seguito. Pertanto, la legittimazione all’accesso del sig. Stazi non era mai venuta meno, mentre le obiezioni sollevate dalla Pro Loco – basate su presunti vincoli statutari o sulla tutela della privacy – si sono rivelate prive di fondamento normativo. Un passaggio dell’ordinanza del 25 marzo 2025 – con la quale il giudice ha concesso l’esecutività al decreto ingiuntivo – contribuisce a fare chiarezza su un episodio che aveva suscitato ampia eco cittadina: il verbale dell’intervento dei Carabinieri del 4 agosto 2022. In quella circostanza, si era insinuato che l’intervento fosse conseguenza della condotta illegittima di Stazi e del suo legale. Al contrario, osserva il Tribunale, il verbale conferma che l’ex presidente “ha esercitato il suo diritto di consultazione in loco, come previsto dallo Statuto, mentre i responsabili dell’associazione avrebbero inteso precludere tale diritto anche nelle forme consentite”. Per Stazi, si legge nella nota, questa conclusione “restituisce serenità e chiarezza dopo un periodo caratterizzato da accuse ingiuste e da una narrazione pubblica distorta”. Sul piano umano, la vicenda ha rappresentato per lui un colpo profondo: essere accusato ingiustamente e vedere messa in dubbio la propria lealtà dopo anni di impegno disinteressato per la città è stato motivo di amarezza e sofferenza personale. Oggi, l’esito del giudizio restituisce non solo giustizia, ma anche dignità e verità alla sua figura. L’ex presidente ha infatti chiesto la rettifica degli articoli e delle notizie apparse negli anni scorsi su alcune testate locali, che descrivevano la sua iniziativa come pretestuosa o priva di reale rilievo giuridico. Nello stesso comunicato, il legale sottolinea anche “l’inopportuno avallo, quantomeno morale, di alcuni esponenti dell’amministrazione comunale” a comportamenti ostruzionistici che avrebbero complicato la vicenda, anziché favorirne una composizione pacifica. “Dove sarebbero serviti mediazione e spirito di servizio – si legge – si è preferita una logica di contrapposizione, rivelatasi poi dannosa per l’ente stesso”. Il messaggio conclusivo di Stazi è di carattere civico e costruttivo: “Le associazioni che operano in convenzione e con funzioni di interesse pubblico devono essere accompagnate verso la trasparenza, non allontanate da essa. Ad Anagni occorre una cultura della partecipazione fondata su tre principi: correttezza, legalità, trasparenza”. “La pagina è voltata – conclude – ma solo da qui può ripartire la fiducia tra cittadini, istituzioni e mondo associativo.” Una fiducia che, per Franco Stazi, non è solo un traguardo giudiziario, ma una rivendicazione morale: la conferma che la coerenza, la buona fede e l’onestà personale restano i veri pilastri della vita pubblica e associativa Per comprendere appieno la portata della decisione odierna, è utile ricordare come ebbe origine la vicenda. Nell’estate del 2022, la Pro Loco di Anagni visse un momento di forte tensione interna, culminato con la mozione di sfiducia nei confronti di Franco Stazi. Una scelta che, già allora, suscitò perplessità e richieste di chiarimento, poiché la mozione si limitava a evocare una presunta “violazione del dovere di imparzialità”, senza fornire motivazioni concrete o fatti specifici. All’epoca, diversi osservatori avevano sottolineato l’apparente paradosso: Stazi, da sempre considerato figura apolitica e profondamente legata al tessuto cittadino, veniva estromesso con accuse vaghe, mentre alcuni membri del direttivo e lo stesso nuovo presidente avevano trascorsi politici noti. Una contraddizione che portò molti a chiedersi quale fosse il vero motivo della sfiducia e se la decisione non nascondesse logiche interne o influenze esterne di natura più politica che associativa. Oggi, con l’esito del giudizio, quella richiesta di chiarezza sembra aver finalmente trovato una risposta: le azioni di Franco Stazi, allora messe in discussione, sono state riconosciute legittime, fondate e coerenti con i principi di legalità e trasparenza che devono guidare ogni associazione di interesse pubblico. Anna Ammanniti
