(di Dario Facci) Quel che non doveva accadere purtroppo sta succedendo. Sulla tragica esclusione delle province del Lazio meridionale dalla Zona Economica Speciale l’auspicio era che almeno la politica di provenienza locale avesse la maturità di fare fronte comune e agire compatta per ottenere, insieme al resto della classe dirigente, la voce necessaria ad ottenere la volontà del Governo a considerare la vertenza. Assistiamo, invece, a una rissa tra consiglieri regionali espletata con un penoso botta e risposta sulle responsabilità del fallimento.
L’esempio, solo l’ultimo in verità, è il battibecco tra la consigliera regionale del Pd Sara Battisti e il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Daniele Maura. Il caso è stato acceso dalla smentita partita dagli uffici del Ministro Foti circa la possibilità che il Lazio Meridionale possa essere recuperato nella Zes com’è accaduto per Umbria e Marche. Una smentita che ovviamente brucia ai rappresentanti locali del partito della Meloni perché gli stessi (ben tre parlamentari) si erano molto prodigati presso il medesimo Ministro per perorare la causa. Non serve, però, che difendano il Governo come non serve che la Battisti lo accusi. Servirebbe un fronte comune, compatto. Se ci si arrocca sulle posizioni, se ci si azzuffa per chi ha più ragione nel disastro non si fa buon servizio ai cittadini e alle imprese di questa terra. Si tratta di una battaglia politica inutile, oziosa, fallimentare. Il mio primo direttore, Umberto Celani, in questi casi amava tirare in ballo la metafora manzoniana basata sulla triste sorte dei capponi di Renzo: questi, com’è noto, si beccavano mentre andavano al macello. Solo che in questo caso al macello ci va un intero territorio. L’On. Nicola Ottaviani, come pure il segretario della Cisl Lazio, avevano richiamato l’attenzione sulla necessità d’una compatta azione. Coppotelli (Cisl) è l’autore, peraltro, di più d’una iniziativa pubblica di livello sovra provinciale proprio su questi temi. Proprio in questi giorni abbiamo registrato le urgenti richieste d’impegno da parte del presidente di Unindustria Frosinone e di Federlazio. Abbiamo registrato anche un’interrogazione parlamentare da parte dell’On. Orfini che è stato eletto da queste parti e del vice presidente della Provincia di Frosinone, Enrico Pittiglio. E’ arrivato anche un nuovo intervento dell’On. Ottaviani. Questi ha parlato addirittura di un attentato all’economia del Lazio meridionale con l’esclusione dalla Zes, come pure di una ridicola ricompensa se si pensa a una Zls (che pure occorre certamente) al posto della Zes. “E’ come una vettura di formula uno comparata a un’utilitaria ingolfata”. Il problema – hanno più volte risposto dagli uffici ministeriali – è che il Lazio nel suo complesso va forte e non ha i parametri per entrare nella Zona Economica Speciale. Infatti… il Lazio! Nel Lazio c’è Roma, la capitale, che fa sballare tutti i parametri. Infatti senza Roma il resto del Lazio rientrerebbe anche più delle regioni incluse nella Zes, in quanto a disgrazie economiche. Siamo alle solite, insomma: la Capitale che drena quasi tutte le risorse regionali lasciando solo le briciole alle province, che paga la Sanità da Capitale, appunto, con le risorse regionali anziché speciali, come dovrebbe essere, che continuerà ad essere un capoluogo di regione anche quando avrà in proprio i poteri legislativi ecc. ecc. ecc. E’ che proprio per la presenza della Capitale il Lazio è una regione speciale e avrebbe bisogno di provvedimenti speciali. Non sarebbe l’unica eccezione in Italia. Le province del Lazio sono destinate alla marginalità, tarpate nelle loro potenzialità di sviluppo ma nessuno lo vuole riconoscere. Anzi, tutti se ne infischiano bellamente. Non serve a niente azzuffarsi per proteggere la propria parte politica, serve semmai azzuffarsi con chi queste terre le vuole affossare.
