(di Dario Facci) Come era prevedibile si accavallano le reazioni alla notizia dell’allargamento della ZES alle Marche e all’Umbria ma non alle province del Lazio, come più volte, strenuamente richiesto da politici e sindacalisti già dallo scorso autunno.
Tra i primi a intervenire il capogruppo della Lega presso il Consiglio Provinciale di Frosinone, Andrea Amata: “La decisione, pur legittima nel merito, è fortemente squilibrata sul piano strategico e geografico – scrive Amata – poiché esclude le province del Lazio – in particolare Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo – che da anni vivono una situazione socioeconomica fragile e che confinano direttamente sia con le aree appena incluse nella ZES che con quelle già ricomprese nel perimetro agevolato. La creazione di un corridoio ZES che abbraccia Abruzzo, Campania, Molise, Marche e Umbria finisce per isolare il Lazio, ponendolo in una posizione di oggettivo svantaggio competitivo. (…). L’onorevole Nicola Ottaviani ha più volte lanciato l’allarme nei mesi scorsi, chiedendo al Governo di includere nel perimetro della ZES anche le porzioni di Lazio più esposte al rischio di emorragia produttiva, ma la richiesta è stata, ad oggi, ignorata. Estendere i benefici della ZES a Umbria e Marche e non alle province laziali puó apparire come una scelta tecnicamente incoerente e politicamente iniqua, che premia territori più solidi a discapito di quelli più fragili. È il contrario di una politica di coesione territoriale efficace, e rischia invece di aumentare le disuguaglianze tra regioni confinanti. Confidiamo che il Governo, e in particolare la Premier Giorgia Meloni, voglia ascoltare la voce dei territori e integrare il provvedimento, estendendo i benefici della ZES anche alle province del Lazio”. Sulla vicenda si registra anche l’intervento della consigliere regionale del PD, Sara Battisti: “È grave che il Governo Meloni utilizzi il proprio potere istituzionale per fini elettorali, annunciando l’inserimento nella Zona Economica Speciale dell’Umbria e delle Marche, quest’ultima a poche settimane dal voto regionale per un favore al candidato Acquaroli. Una mossa che sa di propaganda e che conferma quanto già temevamo: quando si tratta di tutelare il Lazio, l’amministrazione Rocca si volta dall’altra parte e non tocca palla. Perché non inserire Frosinone e Latina nella Zes? Molti esponenti del governo, peraltro, sono residenti nel Lazio, in primis la Presidente Meloni: una beffa ulteriore quando si esclude la nostra regione da provvedimenti così importanti. (…) Più volte – prosegue Battisti – ho sollecitato in consiglio regionale l’inserimento della provincia di Frosinone nella Zona Economica Speciale, ma ci è stato sempre detto che non era possibile. Eppure oggi, magicamente, si trovano gli strumenti per ampliare la ZES ad altre Regioni”. Sull’argomento si registra anche la nota del consigliere regionale di Sininistra Civica Ecologista, Claudio Marotta: “L’inserimento di Marche e Umbria nella Zona Economica Speciale senza l’inclusione del Lazio con le province di Latina e Frosinone, che comunque possedevano i requisiti richiesti, è uno schiaffo che la premier Meloni dà ai nostri territori dove esiste una grave crisi industriale strutturale, un tasso di disoccupazione giovanile preoccupante, infrastrutture carenti e una perdita irreversibile di capitale umano. Una vera e propria marchetta elettorale del governo nazionale che costringe il presidente Rocca a rimanere in silenzio a guardare e solo oggi qualche esponente di destra si affretta a chiedere un’inversione di rotta. La speranza è che ora il presidente Rocca si faccia portavoce per estendere la Zes anche al Lazio”. Così anche il coordinatore provinciale di Frosinone di Azione, Antonello Antonellis: “Notizia di queste ore è che il governo ha riconosciuto lo status alle Regioni Umbria e Marche, che andrà tra pochi mesi al rinnovo del Presidente e del Consiglio Regionale. Regioni tra le più ricche d’Italia, con redditi ed indici di produzione da medie europee. Capiamo che la politica vada dietro, nelle decisioni, alle scadenze elettorali ma, crediamo, che questa scelta del governo Meloni testimoni la debolezza della politica locale. In provincia stiamo vivendo una fase di profonda crisi, con fabbriche che fanno sempre più ricorso alla cassa integrazione, lavoratori che vedono incerto il proprio futuro, commercianti e liberi professionisti che cercano un’alternativa lavorativa dopo anni di impegno e sacrifici. In più il rischio della mannaia dei dazi con gli Stati Uniti, che potrebbero colpire pesantemente il farmaceutico ed l’aerospaziale, tra i nostri settori trainanti. (…) È lecito chiedere che ora i Parlamentari ed i Consiglieri Regionali eletti, l’Amministrazione Provinciale, alzino la voce per chiedere al governo che la provincia di Frosinone venga inserita nella ZES, altrimenti saranno corresponsabili del crollo finale di questo territorio. Il tempo delle sagre e delle processioni è finito, ora bisogna rimboccarsi le maniche ed agire per le cose serie”.
