Abbiamo chiesto al prof. Lucio Meglio, che per anni ha condotto ricerche presso l’Archivio storico del Ritiro di S. Maria degli Angeli di Sora conoscendone la storia in esso conservata, di tratteggiare un profilo storico della presenza dei Passionisti in città, a futura memoria.
«Una storia è il racconto di un’avventura umana. Non una raccolta di notizie, né una semplice cronaca di fatti, ma un addentrarsi in essi e cogliere il filo che li tiene uniti e capire il senso che quei fatti delineano. La storia dei Passionisti a Sora è andata svolgendosi per ben 183 anni. Una storia segnata da un’unica e medesima figura, quella della carità fattiva e misericordiosa verso le donne e gli uomini d’ogni specie.
Il fatto interessante è che essi non si sono presentati come singoli individui, spinti dalla lodevole buona volontà di fare del bene agli altri, ma come un corpo ben organizzato, come una comunità al servizio della comunità. Là dove la città di Sora, giustamente, vedeva un bisogno da soccorrere, essi con sguardo penetrante vedevano il volto misericordioso del Cristo Crocifisso da servire.
Fin da subito i Passionisti si sono immersi come servi dei poveri in un contesto, la Sora di fine Ottocento, caratterizzato da un quadro sociale complesso, sia economico sia spirituale.
I Passionisti sono il dodicesimo Ordine religioso a lasciare la città. Prima di loro: i Monaci celestini, i Frati minori conventuali, i Gesuiti, gli Alcantarini, i Frati minori cappuccini, i Camilliani, le Monache cistercensi, le Stimmatine, le Missionarie di Maria, le Figlie della Chiesa e le Suore di carità.
Se di questi restano le vestigie di alcuni palazzi storici assieme alla storia generale della loro presenza, per i Passionisti esiste una storia “nascosta” e più marcata che lega indissolubilmente i figli di S. Paolo della Croce con la storia religiosa di Sora. I numeri di questo legame sono chiari ed emergono con prepotenza dalla lettura dei registri compilati dai religiosi nell’arco di tempo compreso tra il 1842 ed il 1972 (oltre tale data non sono presenti documenti).
In 130 anni i Passionisti hanno predicato a Sora e nei comuni limitrofi 268 missioni popolari assieme a 1.056 esercizi e predicazioni avventizie nella sola città di Sora. Per buona parte dell’Ottocento a loro era affidato il compito di predicare la novena dell’Immacolata Concezione nella chiesa di S. Restituta, assieme agli esercizi spirituali in tempo di Quaresima alla Confraternita dell’Addolorata. Intensa era la cura delle cappellanie della chiesa della Madonna della Provvidenza, di S. Luigi e di altre chiese rurali. Nel Novecento si incrementa la presenza nella chiesa dell’Ospedale, assieme all’assistenza ai detenuti delle Carceri. La popolazione sorana stabilì un rapporto di stretta confidenza, soprattutto in occasione drammatiche come il terremoto del 13 gennaio 1915 e il periodo della seconda guerra mondiale (entrambi oggetto di pubblicazione). 4.978 sono le persone laiche ospitate nel Ritiro di S. Maria degli Angeli per motivi di salute, devozione o semplice pernottamento. La porta del convento ha accolto chiunque, fino agli ultimi giorni. Anche per uomini santi come il venerabile Fortunato de Gruttis o prima di lui, il beato Domenico Barberi, per due volte a Sora. Nella chiesa conventuale è conservato il grande quadro esposto nella basilica di S. Pietro il giorno della sua beatificazione e giunto a Sora per la grande devozione che i sorani vi nutrivano.
Non sono mancate vocazioni in tutto il circondario. Dei 29 passionisti sorani si ricordano: il p. Valentino Lucarelli che somministrò il viatico a S. Gabriele dell’Addolarata, scrivendone il primo necrologio, o i due grandi missionari p. Vitaliano Lilla e p. Silvestro Lilla. Campoli Appennino annovera tra i suoi concittadini il conf. Pancrazio di Benedetto, il soldato passionista, morto di febbre spagnola nel 1918. Castelliri p. Silvestro Zannelli, consultore generale. Picinisco p. Generoso Capaldi. Gallinaro p. Salvatore Bevilacqua, missionario in Bulgaria.
Senza dimenticare i passionisti che hanno svolto il loro incarico a Sora come p. Francesco Iannucci la cui salma fu esposta per oltre tre giorni per la grande affluenza di sorani che volevano rendergli omaggio o p. Lino Staccone.
Una presenza capillare, resa tangibile anche dalle 16 Croci in ferro disseminate lungo il territorio comunale a ricordo delle varie missioni, tutte da conservare e valorizzare.
La partenza è dunque una data storica, perché chiude una delle pagine più feconde della vita religiosa di Sora. Sarà la storia, in futuro, a dare spiegazione a quest’evento, sicuramente non riconducibile ad un esclusivo riordino di case interno all’Ordine.
A noi il compito di preservarne la memoria perché quest’ultima, se utilizzata intelligentemente, permette di conservare il passato anziché sopprimerlo per superficialità, per ignoranza o per pressioni di qualsiasi natura».
