(di Cesidio Vano) Ernesto Nathan, mitico sindaco di Roma ad inizio del ‘900, starà rigirandosi nella tomba.
Fu lui, con un tratto di penna e una genialata d’annotazione – destinata a passare alla storia – a tagliare, tra il 1907 e il 1913, i fondi comunali, ben onerosi, che nel bilancio capitolino stavano sotto la voce “frattaglie per gatti”, cioè gli scarti di macelleria che il Comune acquistava per sfamare le colonie feline della Capitale. I gatti erano sempre stati benvisti dalle pubbliche amministrazioni perché, cacciando i roditori, contribuivano a tutelare l’integrità degli archivi, sempre più rosicchiati. “Che vadano a cacciare i topi, piuttosto!” disse, invece, il primo cittadino della Capitale, che depennando quel capitolo di bilancio, vi annotò: “Non’c’è trippa per gatti!”, dando vita così al memorabile detto romanesco. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora (e tra l’altro gli archivi cartacei non esistono quasi più), è cambiato e si è evoluto uno spirito animalista che ad inizio del XX secolo non esisteva di certo e la tutela degli animali di affezione è oggi un diritto scritto nelle leggi. Ecco, un centinaio abbondante di anni dopo il sindaco Nathan, la Capitale non poteva non ribaltare tutto e decidere di raddoppiare la somma che annualmente mette a disposizione per sfamare le colonie feline registrate in città: sono 610 per oltre 9.300 gatti. Affamati. La spesa, quest’anno, passa da 40.000 a 80.000 euro e cadono anche i vincoli ai prodotti da acquistare, non c’è più obbligo per una specifica marca ma si può scegliere quello che offre il mercato, a patto però che gli acquisti del cibo per felini vengano fatti presso la catena di negozi, presenti in tutta Roma, che ha vinto la fornitura: il gruppo ‘Giulius’. Ma chi è a sfamare materialmente i gatti? Le gattare e gattari che sono i responsabili delle colonie feline censite e registrate nelle Asl di Roma. È lo stesso comune di Roma Capitale ad annunciare la novità con un comunicato dell’assessore Sabrina Alfonsi, con delega all’Ambiente, Agricoltura e Ciclo dei Rifiuti, che commenta: “Con questa nuova procedura abbiamo voluto rendere più puntuale ed efficiente l’impiego delle risorse economiche destinate al sostegno delle colonie feline della città, contribuendo a migliorarne i servizi di assistenza. Occorre anche ricordare il prezioso impegno dei volontari, la cui collaborazione consente una cura giornaliera e un aggiornamento costante sullo stato di salute degli animali”. Cosa resta da dire? Se i gatti già hanno l’acquolina in bocca per paté e crocchette di marca a pranzo e cena, brindano anche i topi che, con i felini satolli, sperano di poter avere vita più facile. Per loro del resto il cibo non manca mai, anche grazie a qualche ‘piccolissima’ defaillance nella raccolta dei rifiuti, che a Roma non manca (a proposito: anche questo rientra tra le deleghe dell’assessora Alfonsi). Certo, ultimamente soffrono della concorrenza spietata di intere famigliole di cinghiali, ma non avere più il fiato, affamato, sul collo del Silvestro di turno, è già qualcosa. C’è trippa per gatti. E pure tanta.
