(di Roberta Pugliesi) Aveva acquistato una casa all’asta ma mai avrebbe immaginato di trovarsi impantanato in un procedimento giudiziario tanto faticoso che coinvolge privati, Comune e persino la Prefettura. Tra ordinanze di demolizione non ottemperate nonostante una sentenza del Tar. E soprattutto con una “baracca” completamente abusiva realizzata dall’oggi al domani con lamiera isopan a pochi metri da casa e che riveste per lui (ma anche per gli stessi occupanti) un pericolo imminente. Basta infatti qualche raffica di vento più forte per abbatterla.
È la vicenda che riguarda un uomo di Isola del Liri che ha comprato alcuni anni fa una proprietà a Monte San Giovanni Campano in via Colonette. Assistito dagli avvocati Daniele Sperduti e Francesco Venafro chiede che venga fatta rispettare la sentenza del Tar relativa ad un’ordinanza di demolizione del 2018 con la quale veniva imposto al Comune di Monte San Giovanni Campano di far eseguire la demolizione. La primissima ordinanza di demolizione con ripristino dello stato dei luoghi è datata 1 agosto 2016 a cui fa seguito il nuovo ordine di demolizione per l’appunto del settembre 2018. Nel febbraio 2022 c’è l’atto di diffida agli enti preposti ad ottemperare all’ordine di demolizione. Vista l’inottemperanza viene presentato ricorso nell’ottobre 2022, cui segue la succitata ordinanza 2023 che accerta la sussistenza dell’obbligo di provvedere. Accade l’imprevedibile: “Il 13 aprile 2023 -ricostruisce l’avvocato Venafro che assiste il proprietario dell’abitazione – ci perveniva una nota da parte del Comune di Monte San Giovanni in cui si comunicava che non era stato adottato alcun provvedimento di demolizione degli abusi edilizi. Il Comune paventava frazionamenti del fondo ove insiste l’abuso edilizio. La nota quindi palesava un intento di non voler adempiere a quanto ordinato dai giudici del Tar e quindi il provvedimento dell’autorità giudiziaria”. A quel punto entra anche in gioco la Prefettura. Come detto il 17 novembre 2023 il commissario ad acta dott.ssa Cerrata comunicava al proprietario della baracca di liberare l’immobile entro il 4 gennaio 2024. Nulla da fare. Il Tar nell’ultima ordinanza del 17 settembre 2024 ribadisce l’esecutività del provvedimento disponendo la demolizione degli abusi entro il 10 ottobre. È scaduto anche a questo altro nuovo termine e tutto è rimasto cristallizzato, con i pericoli che ne derivano per la pubblica incolumità. “Quanto sta accadendo – afferma Venafro – è estremamente anomalo poiché tutte le autorità si rifiutano di dare esecuzione ad un provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria che ha emesso una sentenza in cui è contenuto l’ordine di demolizione dell’immobile. Questo è stato realizzato con delle lamiere ed è oggi esposto ad un rischio di crollo mettendo a repentaglio anche l’incolumità degli occupanti e di terze persone, per non entrare poi nel profilo dell’inosservanza della normativa in merito all’igiene sanità atteso che l’immobile non ha neppure gli scarichi di fogna. Nonostante ciò le autorità tutte – continuano gli avvocati Venafro e Sperduti – continuano a disattendere il provvedimento di demolizione lasciando la famiglia a vivere all’interno di quella che potrebbe essere definito una vera e propria baracca equiparabile a quella dei campi rom. Nonostante questa situazione sia ormai sotto gli occhi di tutte le autorità nessuno dà esecuzione al provvedimento lasciando così per persistere questa situazione indecorosa ormai ormai da diversi anni”.
