Anagni – La storia del poeta e pittore Rodolfo Romano

Irene Mizzoni
8 MIn Lettura
Rodolfo Romano è stato un grande artista anagnino. Poeta e pittore attraverso le sue opere ha raccontato storie di grande valore. Famose le sue tele raffiguranti la vita della Vergine Maria, tra cui una nella chiesa della Madonna delle Grazie.

Racconta il grande e indimenticabile artista Rodolfo Romano, l’esperto di arte e cultura, il dott. Guglielmo Viti. “Quando si parla di arte si intende il modo più alto di comunicare all’anima dell’uomo, ed è per questo che di artisti veri ne nascono pochi, “ogni cento anni”, come disse Moravia in occasione dei funerali di Pier Paolo Pasolini. Rodolfo Romano fa parte di questa ristretta schiera di veri artisti, di veri pittori e di veri poeti dove le due dimensioni si uniscono e si confondono. Romano fu grande, molto apprezzato in vita nella sua Anagni ma presto, troppo presto dimenticato. Nacque a Roma l’11 luglio 1947, da padre anagnino. Aveva un dono innato per la pittura e pur essendo autodidatta si distinse fin da giovane in mostre sia in Anagni che fuori. Ha studiato scenografia dando vita a diversi spettacoli collaborando per 16 anni con la compagnia teatrale “Teresianum”, in lavori importanti come “ Rugantino” e “Peter Pan”. Questa sua capacità di ricreare ambienti e sfondi ad azioni di vario tipo furono di aiuto nella sua produzione ad acquerello all’inglese tanto da divenir membro dell’associazione Acquerellisti d’Italia. Un suo acquerello entrò a far parte della pinacoteca di Lipari . Numerose mostre di successo in luoghi di prestigio come la Banca d’Italia, la Fiat, la Lancia ecc. Si affermò nella pittura sacra sulle orme della grande scuola anagnina da Angelo Guerra in poi con l’esecuzione di sei teleri sulla vita di Cristo in Anagni nella chiesa della Madonna delle Grazie e la partecipazione alla decorazione della chiesa di S. Giuseppe Artigiano in Roma. Suo un grande quadro in onore della beata Suor Claudia De Angelis della Croce. “L’uso sapiente della tecnica dell’acqerello, derivato dalla migliore tradizione ottocentesca, compone scene intimiste dal sicuro impianto spaziale e luministico, a sottolineare stati d’animo di uomini e paesaggi”(Anagni arte). Muore a Roma, il 30 giugno 2016. Ma ridiamo vita alle parole ed alle immagini di questo grandissimo artista. La poesia è tratta dal suo libro “Lanterne”: Lanterne Romane Per l’oscura via dé Giustiniani, che dalla Rotonda va dai Francesi, nel camminar la mente costruiva, antico, un ricordo;a fatica, un sovvenir dall’anima saliva: quasi che una man leggera, facea sortir persone e cose, che al posto giusto, poi risistemava lenta. Si, c’eran quei frati, quelli devoti al santo Condottier crociato, così forse il ricordo, che stando la luce in chiesa guasta, lumavan di lanterna li da Contarel, quei teler famosi ai miei e a me fanciullo, ch’ero lì per comunione e cresima. E tra l’arcate scure, pur battesimo ripresi, ma d’arte, perché gli occhi mi rapiron quelle storie, ove un ver mai visto si vedeva ch’a guardar, quasi mi faceva violenza. A tremula luce, occhiar quei costumi, quei color, e l’ombrar pesante e quel cattivo posar da lanzi in tavernaccia: ove il Ciel s’era spinto a cercar Matteo per fargli contar le cose del Figliol dell’Uomo. E veder, pur quelle bravate d’infami senzadio che poi in altar lo fece martire e di palma degno: che l’Angiol amico suo e dettator maestro, dal ciel sporgendosi, presto gliela porse. Quell’anima vedevo vagar, stasera per quelle vie penando, su quei selci ov’io vagavo. Sempre di fuga e da timor d’esser preso, come al catturar di Cristo; in quella tela sua, che tra bravacci lui la lanterna tiene, mentre al Signor le mani addosso mettono. E finir vita gittato a marcir in oscura cella a sospirar di Lena, la musa bella di Navona tutta, ratta a sgarro a Pasqualon notaro. A ruminar nero sui fattacci propri, ne l’angoscia d’andar, come la Cenci, sotto la lama, pel punto di pugnal portato a quel ch’avea fatto broglio a pallacorda. Ma chi reggerà a te lanterna che Sventura e Fato da quel dì v’avean soffiato sopra; sol Gloria subito t’avvolse e sol Invidia, amico suo ti fece. E nel crear fuggivi, lasciando meraviglie a pennel posato; ma la strada fatta ti si facea viaccia. A bramar ramingo perdono e pace, andar dovunque… e per finir di triboli una vita breve, di sollievo fuggir dal corpo pure, per bussar ove un’anima contrita luce e alloggio sempre alfin ritrova. Questo pensar si richiudeva, che lì sul sagrato ai Francesi, parmi riveder figura che nel cor tenevo e a quei luoghi cara: che d’affetto e d’amor mi ricoprì quasi che madre. L’imbrunir e la poca luce facean vedere cose non vere, ma rimasi lì a guardar di memoria, mentre i lampioni romani s’accendevano ridando a tutto la real misura. Ho riportato questa poesia, la prima della raccolta, da cui nasce il titolo stesso del libro, perchè esprime nella sua totalità il carattere di Romano, il suo essere pittore e poeta, poeta e pittore. Racconta una sua esperienza mistica, soprannaturale, quasi un perdersi nelle grandi opere di Caravaggio conservate in San Luigi dei Francesi a Roma , tre fasi della vita di San Matteo : La conversione, il martirio, e l’angelo che lo incorona. Ma c’è di più, da grandissimo ed attento conoscitore anche delle opere del Caravaggio, quando scrive :”in quella tela sua, che tra bravacci / lui la lanterna tiene / mentre al Signor le mani / addosso mettono…” fa un preciso riferimento al quadro “la cattura di Cristo” di Caravaggio conservato a Napoli dove a tener la lanterna che illumina nella notte i volti dei protagonisti è proprio Michelangelo Merisi con il suo autoritratto ! Nella notte Romano rivive sia episodi della vita di Caravaggio sia quella di san Matteo attraverso un’immersione che ricorda la sindrome di Sthendall, figure che sembrano rivivere o sono veramente presenti ? Non riporto in questo articolo le altre , numerose, bellissime poesie di Romano ma invito il lettore a leggerle tutte. Credo che Anagni debba molto a Rodolfo Romano soprattutto nel farlo conoscere di più anche realizzando una mostra permanente che lo ricordi in tutto il suo essere grande, grandissimo artista a tutto tondo”. Anna Ammanniti
Condividi questo articolo
Nessun commento