LA STORIA – Ottanta anni fa a Fiesole, il sacrificio dei tre carabinieri: Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti

chiaro13
4 MIn Lettura
Esattamente 80 anni fa, il 12 agosto 1944, tre carabinieri si consegnavano ai tedeschi a Fiesole, per evitare una strage di civili. Erano il sorano Alberto La Rocca, il cervarese Vittorio Marandola, e il nocerino Fulvio Sbarretti. Furono fucilati. Il loro eroico sacrificio, fece salva la vita a 10 civili, che i nazisti avrebbero passato per le armi qualora i tre militari non si fossero presentati.

Un sacrificio che è valso ai tre eroi la medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Durante la dominazione nazifascista, teneva salda la tradizione di fedeltà alla Patria, prodigandosi nel servizio ad esclusivo vantaggio della popolazione e partecipando con grave rischio personale all’attività del fronte clandestino. Pochi giorni prima della liberazione, mentre già al sicuro dalle ricerche dei tedeschi, si accingeva ad attraversare la linea di combattimento per unirsi ai patrioti, veniva informato che il Comando germanico aveva deciso di fucilare dieci ostaggi nel caso che egli non si fosse presentato al comando stesso entro poche ore. Pienamente consapevole della sorte che lo attendeva, serenamente e senza titubanze la subiva perché dieci innocenti avessero salva la vita. Poco dopo affrontava con stoicismo il plotone di esecuzione tedesco e, al grido di «Viva l’Italia!», pagava con la sua vita il sublime atto d’altruismo. Nobile esempio di insuperabili virtù militari e civili”. Nell’aprile 1944, come già avevano fatto molti altri carabinieir dopo l’8 settembre, quelli della stazione carabinieri di Fiesole entrarono in contatto con la resistenza italiana (in particolare con la Brigata “V” della Divisione Giustizia e Libertà) per appoggiarne la lotta di liberazione dai nazi-fascisti. Il comandante della stazione carabinieri, il vicebrigadiere Giuseppe Amico, fu nominato comandante militare di settore ma il 6 agosto i tedeschi, sospettando la sua collaborazione con la resistenza, lo arrestarono. L’11 agosto il vicebrigadiere fece pervenire un messaggio ai suoi sottoposti per avvertirli che era riuscito a fuggire ed ordinar loro di entrare in clandestinità nelle file della resistenza fiorentina. I tre carabinieri Alberto La Rocca, nato a Sora il 30 gennaio 1924, Vittorio Marandola, nato a Cervaro il 24 agosto 1922 e Fulvio Sbarretti, nato a Nocera Umbra il 22 settembre 1922, insieme all’appuntato Francesco Naclerio, obbedirono ma, non potendo passare le linee nemiche, si nascosero nelle cosiddette ‘buche delle fate’, tra i resti del teatro romano di Fiesole, in attesa di potersi congiungere con le forze partigiane od alleate. Alle ore 18:00, del 12 agosto, furono contattati da monsignor Luigi Turini (cancelliere della curia vescovile di Fiesole) e dal segretario comunale Luigi Orietti che li informavano come il comando tedesco, scoperta la loro fuga, minacciava di fucilare dieci civili, già ostaggi dei tedeschi, per rappresaglia se non si fossero consegnati. Insieme decidono di consegnarsi per salvare la vita agli ostaggi. Naclerio, che ha con sé l’uniforme, si reca direttamente al comando tedesco con Oretti e Turini. Alle 18:30, i tre carabinieri tornano in caserma a riprendere le uniformi. Lì trovano i soldati tedeschi, che ordinano loro di recuperare le armi dal nascondiglio. Trovando moschetti e bombe a mano, scortano i tre carabinieri al comando tedesco. Alle 19:30, i quattro carabinieri vengono detenuti nei sotterranei dell’Albergo Aurora. Alle 20:30, i tre carabinieri vengono condotti nel giardino dell’albergo e fucilati, mentre Naclerio fu risparmiato. Papa Giovanni Paolo II, nel 1986, pregò ai piedi del monumento (in foto) che, a Fiesole, ricorda l’episodio e disse: «Dobbiamo grande riconoscenza a coloro che, come questi giovani, sanno offrire la propria vita per la libertà, per la pace e per la giustizia».
Condividi questo articolo
Nessun commento