(di Cesidio Vano) “Constat de non supernaturalitate”. Non c’è nulla di soprannaturale nei fatti di Trevignano Romano. Lo stabilisce il decreto firmato dal vescovo della diocesi di Civita Castellana, monsignor Marco Salvi, pubblicato ieri.
La Commissione nominata dal Vescovo e che ha indagato in questi mesi sulle presunte apparizioni di Gesù e della Vergine alla sedicente veggente Gisella Cardia – che dalle stesse divinità afferma di riceve messaggi e rivelazioni, oltre a procurare il sanguinamento di due statuette raffiguranti la Madonna – ha concluso il suo lavoro e la Diocesi di Civita Castellana ha emesso il suo verdetto. Il giudizio della Chiesa è drastico: non c’è nulla di miracoloso, di Santo, di ispirato dallo Spirito. Per il presule, dopo un ‘congruo periodo di attento discernimento’ ed avendo ascoltato le testimonianze provenienti dal territorio, avvalendosi di una Commissione di esperti formata da un mariologo, un teologo, un canonista, uno psicologo, e della consulenza esterna di alcuni specialisti, si può concludere che c’è nulla di soprannaturale. Inoltre, con il suo provvedimento, il vescovo Salvi impone ai sacerdoti il divieto di celebrare i sacramenti o guidare atti di pietà popolare in modo tale da connettere entrambi, in modo diretto e indiretto, con gli eventi di Trevignano Romano, sia nei terreni di proprietà dell’Associazione “Madonna di Trevignano ETS” che in altri luoghi privati, pubblici ed ecclesiali; impone inoltre il divieto agli stessi sacerdoti di recarsi nel luogo dell’apparizione alimentando nei fedeli l’idea che vi sia un qualche riconoscimento ecclesiale. Con lo stesso provvedimento della Curia diocesana viene imposto, alla presunta veggente (all’anagrafe Maria Giuseppa Scarpulla), a suo marito e a tutti i soggetti a vario titolo coinvolti negli eventi di Travignano, il rispetto e l’adesione alle decisioni del Vescovo, nonché la disponibilità a compiere un percorso di purificazione e discernimento che promuova e mantenga l’unità ecclesiale. Infine, il decreto chiarisce che “il titolo ‘Madonna di Trevignano’ non ha alcun valore ecclesiale e non può essere usato come se lo avesse, anche in ambito civile” con l’avvertenza ai fedeli “circa l’obbligo disciplinare e spirituale derivante dal pronunciamento ecclesiale di astenersi dall’organizzazione e/o partecipare ad incontri privati/pubblici (siano essi di preghiera e/o di catechesi) che diano per certa e indubitabile la verità soprannaturale degli eventi di Trevignano o che siano atti a fare pressione sul Vescovo diocesano per modificare le proprie legittime decisioni sugli eventi stessi”. Gli eventi di Trevignano sono iniziati nel 2016, quando Gisella Cardia cominciò a riferire di presunte apparizioni con presunte lacrimazioni di sangue di due statue mariane. Gli eventi hanno suscitato un ampio clamore mediatico e coinvolto non pochi fedeli. A scorrere la parte motiva del decreto vescovile, si apprende che a non convincere monsignor Salvi e la Commissione diocesana sono stati diversi episodi, alcune contraddizioni nelle affermazioni e diverse lacune e omissioni nelle stesse testimonianze date dalla presunta veggente. Inoltre, diverse affermazioni della Cardia riferite a dichiarazioni di sacerdoti che avrebbero a suo dire assistito alle lacrimazioni di sangue e affermato la straordinarietà dei fenomeni, sono state smentite categoricamente dagli stessi interessati. Ha pesato, sulla decisone del presule, anche la forte divisione e lo scandalo che fin dal primo momento si è generato su questa vicenda nella popolazione e nei fedeli divisisi tra favorevoli e contrari, con una demarcazione sempre più acuitasi nel tempo, segno – per la Chiesa – che non si tratta di opera dello Spirito Santo, che invece porta sempre all’unità della Chiesa e non alla sua disgregazione; così come hanno pesato gli errori teologici nei messaggi che la veggente ha affermato di ricevere dalle divinità. Messaggi spesso in contraddizione con la dottrina della Chiesa, e apparentemente finalizzati a produrre una propria dottrina salvifica, che sono apparsi sul sito dell’associazione fondata dai coniugi Cardia con testo differente da quello consegnato alla diocesi, proprio per attenuare gli aspetti di contrasto sollevati.
