Alvito – Il ‘corvo’ non gracchia più (per adesso), mentre emerge qualche altro particolare sulle ultime lettere

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Dopo decine di scritti di denuncia e segnalazione alle più svariate autorità, il ‘corvo’ ha smesso di gracchiare e di svolazzare. Forse a seguito dell’esposto-denuncia che il sindaco di Alvito, Luciana Martini, ha presentato alla Procura della repubblica di Cassino, oltre che alle diverse forze di polizia e agli uffici pubblici interessati dalle delazioni dell’anonimo volatile, chiedendo che si indagasse sull’identità di tale soggetto.

Infatti, la frequenza con cui, fino a qualche mese fa, le lettere anonime (in realtà con firma apocrifa, ovvero di un soggetto che è stato impossibile rintracciare, probabilmente perché inventato) giungevano in Comune (e negli altri uffici pubblici additati) si è improvvisamente interrotta. Forse, per non far la fine dei peggiori serial killer – che nel voler sempre ripetere il loro delitto finiscono puntualmente col commettere l’errore fatale che li fa scoprire -, il nostro ha pensato bene di appendere, per il momento, le ‘penne’ al chiodo (quelle per scrivere e quelle per volare, s’intende). In parte, forse, anche qualche piccolo ‘successo’ ottenuto dalle segnalazioni dell’uccellaccio – come l’apertura di un fascicolo – da parte di una particolare forza di polizia – in riferimento alla segnalata situazione di un’attività commerciale, ha contribuito a placare la bramosia e la voglia di denunciare, a destra ma anche a manca, dell’incallito giustiziere alvitano. Nel frattempo, dallo stretto riserbo che sulla vicenda hanno voluto mantenere in comune ad Alvito, trapela qualche indiscrezione. Le lettere delatorie finora piovute copiose in Comune e, come detto, non solo in Comune, portavano sempre una di queste due firme: tale “Igino Capoccia” se riferite all’attività denunciata abusiva svolta da locali commerciali, locali pubblici, opere e costruzioni; oppure tale “Igino Viglietta” se riferite ad abusi, irregolarità, affitti in nero, residenza di soggetti privi di permesso di soggiorno, da parte di privati (soprattutto se residenti nella frazione di Santa Maria). Le firme dei due sedicenti ‘cittadini alvitani’, puntualmente indignati dalle scorrettezze altrui e invocanti rigore e giustizia – e qui è anche il caso di capire quale trauma abbia subito il nostro – apparivano abbastanza simili e anche ‘familiari’, racconta da Palazzo Gallio una gola profonda. Le indagini sono in corso, il corvo tace, ma il caso continua a far discutere tutto il paese: chi si nasconde dietro quelle lettere anonime?
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