Sanità – “Basta con i medici a gettone nel Lazio”. La proposta del Pd: “Vietare ad Asl e Aziende ospedaliere di sottoscrivere nuovi contratti”

Cesidio Vano
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La consigliera regione Eleonora Mattina, del Gruppo del Partito democratico, ha depositato nei giorni scorsi presso la segreteria del Consiglio regionale del Lazio, una mozione finalizzata a ottenere il “divieto di ricorso ai cosiddetti medici “gettonisti” da parte degli Enti e delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale”. Un iniziativa che punta a l’imitare gli eccessivi costi per tali figure ed incentivare l’assunzione di personale medico in pianta organica.

Mattia evidenzia che anche la Regione Lazio, come in molte altre Regioni italiane, nel contesto post emergenza pandemica “si sta caratterizzando con pesanti e generalizzate criticità nei fabbisogni di personale sanitario, con particolare riferimento ai dirigenti medici ed al personale infermieristico” criticità “sostanziate nella difficoltà di reclutamento stabile di personale sanitario, specie in alcune aree specialistiche, quali difficoltà nella copertura di turni nell’area dell’urgenza e dell’emergenza (Anestesia e Rianimazione, Pronto Soccorso e Mezzi di Soccorso Avanzato) ed in alcuni territori che presentano una generalizzata difficoltà a reclutare professionisti sanitari”. Il SSR sta facendo fronte alla carenza di personale tramite un “ampio ricorso ai cosiddetti medici ‘gettonisti’, ovvero a contratti con cooperative o società di servizi per coprire posizioni e turni scoperti “on demand”, con affidamenti che negli ultimi sette mesi hanno superato gli 8 milioni di euro, secondo notizie di stampa”. Per la consigliera Dem, però, tale pratica oltre a non offrire garanzie dal punto di vista della professionalità offerta – dal momento che il personale inviato dalla cooperativa o dalla società dei servizi non è selezionato dal sistema sanitario pubblico ma dal datore di lavoro privato – comporterebbe anche un inaccettabile aggravio di spesa per le casse regionali, “visto che i costi dei ‘gettonisti’ – spiega Mattia – variano dai 100 ai 250 euro/ora, contro i 45 euro/ora di un medico strutturato, ed oltre 1000 euro per un turno di 12 ore”. Va anche detto sul punto che la Procura regionale della Corte dei Conti ha già attenzionato il fenomeno e avvisato la Regione, con la relazione relativa all’ultimo giudizio di parifica del bilancio, di come sia intenzionata ad approfondire, tra gli altri, “il problema dei cosiddetti ‘medici a gettone’. “Il tema – aggiunge Mattia – è di recente esploso in tutta la sua problematicità mettendo in rilievo le difficoltà in cui opera, a causa della mancanza di personale e di retribuzioni non sempre adeguate, il personale medico del servizio pubblico. Il nostro intento sarà quello di verificare possibili omissioni nella individuazione di profili organizzativi che potrebbero consentire alle aziende ospedaliere, di far fronte alle esigenze della medicina soprattutto quella di urgenza. Il fenomeno, di tutta evidenza, pone non solo problemi di qualità del servizio ma anche costi notevoli che vanno a gravare sul settore sanitario da sempre in forte sofferenza”. Convinta della necessità di procedere all’adozione di un atto di indirizzo che vieti il ricorso ai medici “gettonisti” anche nella Regione Lazio (decisione già presa in Piemonte ed Emilia Romagna) “a tutela della salute dei cittadini e dell’economicità, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, nonché secondo le indicazioni della Procura della Corte dei Conti” la consigliera del partito democratico chiede al Consiglio regionale di impegnare il Presidente della Regione e la Giunta regionale ad adottare, nel più breve tempo possibile, un atto di indirizzo rivolto agli Enti e alle Aziende del Servizio Sanitario Regionale “che stabilisca il divieto di ricorrere a cooperative o società di servizi per coprire posizioni e turni scoperti negli ospedali, accelerando piuttosto il completamento delle procedure concorsuali programmate o in corso e lo scorrimento delle graduatorie vigenti, incentivando la flessibilità di impiego del personale sanitario dipendente, anche in via provvisoria e tramite comando o distacco, presso gli enti del Servizio sanitario regionale che sperimentino difficoltà di reclutamento temporanee e limitando la possibilità del ricorso ad esterni soltanto con contratti libero-professionali, ovvero stipulati con il singolo medico per un determinato periodo e con un tetto alle retribuzioni”. Cesidio Vano
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