Cassino – La famiglia di Donato ha consegnato la casa. Il messaggio della figlia pieno di amore e dignità

Paola Polidoro
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(di Paola Polidoro) Poco più di un mese fa la terribile tragedia che ha visto coinvolta la famiglia di Donato. L’uomo ha messo fine alla sua vita in un momento così delicato. Tanti i pensieri, troppo il peso. L’unico obiettivo era quello di tutelare e proteggere i suoi cari. Ma la vita, spesso, non va come dovrebbe. E alla fine Donato non ce l’ha fatta. A distanza di qualche settimana, dopo un doloroso Natale, la famiglia ha consegnato le chiavi dell’immobile acquistato all’asta. Quella casa per la quale Donato ha dato la sua vita, un pezzo della storia dell’intera famiglia che ci era “nata” e aveva visto crescere l’amore nei decenni. Oggi, dopo la consegna delle chiavi al nuovo proprietario, la figlia ha deciso di pubblicare una lettera. Parole piene di amore, di dignità. Parole pacate che segnano l’inizio di una nuova vita priva di un padre, di un marito, di un nonno. Ma piena dei suoi valori e dei suoi insegnamenti.

“Papà, è arrivato il momento di fare il triste bilancio del primo Natale che non abbiamo trascorso insieme. Mi piacerebbe dirti che ce la stiamo cavando, che abbiamo trovato il modo di superare la tua assenza, che i nostri cuori sono sereni. Mi piacerebbe dirti che la tua morte, il tuo gesto di amore, hanno smosso gli animi di chi si è disinteressato della tua situazione, delle richieste di una persona dal cuore grande travolta dagli eventi di una vita umile e mai sopra le righe, che non voleva altro che proteggere la sua famiglia e farla stare tra mura sicure. Purtroppo questo primo Natale separati è stato anche il primo che non abbiamo trascorso in casa nostra e l’alba del 2024 ci ha accolti in un posto diverso che, nei nostri cuori, ancora non è casa. Mi piacerebbe pensare che il mondo è un posto buono, ma poi ricordo che c’è stato qualcuno che, mentre la tua famiglia piangeva la perdita di un padre, di un marito e di un nonno, dall’alto del suo nuovo affare, ci ha impedito di piangerti come avresti meritato tu, e come avremmo meritato noi. Casa tua ha un nuovo proprietario e tu questo lo sapevi, ed è la consapevolezza di aver perso tutto che ti ha convinto di non essere più una spalla per la tua famiglia. Non era così, ma ormai quello che è perduto non si può recuperare. Ci hai provato e tanto, da solo. Hai pensato addirittura che con un gesto estremo avresti potuto far cambiare le cose, smuovere coscienze, salvarci da quello che stava per accadere. Non avresti mai pensato che le cose sarebbero comunque precipitate e che nessuno si sarebbe sentito addosso la responsabilità del tuo gesto e, purtroppo, anche in questo la vita ti ha deluso. Anche noi ci abbiamo provato, quando abbiamo scoperto le cose che, per vergogna e paura di ferirci ti tenevi dentro, a prendere un po’ di tempo. Avremmo voluto abituarci al cambiamento. In pochi giorni abbiamo dovuto metabolizzare la tua perdita e quella dell’unico posto che abbiamo mai considerato casa. Questo tempo ahimè ci è stato negato e ci è stato dato un termine per dare al nuovo proprietario le chiavi di casa. Quel termine scade oggi. Avresti mai potuto credere che noi che vivevamo qui, con due bambini piccoli e con mamma malata oncologica che si sottopone ogni settimana a dure sedute di chemioterapia, saremmo stati costretti, a Natale, e ad un solo mese dalla tua perdita, a impacchettare tutte le nostre cose e lasciare questo luogo che hai amato tanto? Avresti mai potuto pensare che al mondo esistessero persone in grado di calpestare per soldi il dolore altrui? No, tu eri una persona buona e queste consapevolezze ti hanno travolto. Noi casa l’avremmo lasciata, non siamo così, non ci opponiamo alla legge e crediamo vivamente che le responsabilità, qualora ci siano, vadano accertate nelle sedi opportune, e quindi ora le chiavi le ha chi doveva averle, perché noi non siamo persone disoneste, e questo grazie ai vostri insegnamenti. Ma ora mi rivolgo alla persona che ci ha “cortesemente” invitati ad andare via durante le feste, ad un mese dalla perdita di un padre, marito e nonno. Noi casa te l’avremmo lasciata, ormai è tua, ma avremmo preferito non doverlo fare così. Avremmo voluto il tempo di piangere, in pace, tutto quello che è stato, io avrei voluto il tempo di spiegare ai miei figli che saremmo andati via. A te costava molto? Qualche settimana in più per permettere a mia madre, malata, nel corpo e nel cuore di stare meglio, di riuscire a salutare il posto in cui ha vissuto negli ultimi quarant’anni, qualche settimana in più per rendersi conto di cosa ci sta succedendo. Le nostre richieste sono state vane. Eppure, al dolore che ha ucciso mio padre, si è preferito aggiungere, crudelmente, altro dolore. Beh, la legge degli uomini “su questo” è dalla tua parte. Ma io confido in quella divina, che concede a mio padre di stare seduto, tra i giusti, a guardare la sua famiglia passare tutto questo e risollevarsi – perché è questo ciò che accadrà, e che alle persone avide ed egoiste non rivolgerà lo stesso trattamento. Ci tengo che si sappia, perché è giusto, che abbiamo chiesto solo di avere più tempo e questo ci è stato negato, con il gentile invito di andarcene in un mese, e dimenticarci di una vita trascorsa tra queste mura. Hai visto nuovo proprietario? Non sono neanche servite le forze dell’ordine. La nostra battaglia non finisce certo qui, solo chi si è comportato in maniera irreprensibile può stare tranquillo, speriamo che in cuor tuo lo sia, perché il dubbio che tutto questo si sarebbe potuto evitare è un peso che porteremo per sempre sul cuore. E noi col dubbio non vogliamo stare. Lo dobbiamo a papà, lo devo a mia madre, lo devo ai miei figli. Caro nuovo proprietario, goditi questa casa di campagna su cui abbiamo investito le nostre vite, rivendila come sicuramente sei desideroso di fare, in fondo l’hai comprata per una somma che alle lunghe potrebbe permetterti anche di guadagnare tanto denaro, perché no? Sull’opportunità che un professionista della materia compia un’operazione tale non mi esprimo, non sta a me farlo, non credo che la mia personale opinione possa interessare a nessuno, ma so che la bontà di un uomo si misura anche da questo: dalla capacità di saper tendere una mano al prossimo, quando la chiede con gentilezza, senza voler compromettere gli altri. Ma in fondo, da te non vogliamo niente. Dolce papà, ci manchi sempre in ogni minuto. Quel posto a tavola, nel nostro cuore, è sempre occupato dalla tua presenza e la casa in cui hai vissuto e che hai amato tanto, in fondo, sarà sempre e solo casa tua. Qualsiasi cosa dicano le carte lì dentro c’è e ci sarà sempre un pezzo di te. Ti amiamo tanto e continueremo a farlo per sempre e a lottare perché nessuno dimentichi che dietro a una persona che ha preso la tua decisione c’era un uomo che poteva essere aiutato.”
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