Anagni – Strage di innocenti, guardrail sotto accusa e multa milionaria che partì dalla città dei papi

Ettore Cesaritti
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La tragedia accaduta a Mestre non doveva accadere; soprattutto non è possibile che la morte di tante persone, in questo caso di giovani, possa essere favorita da circostanze assurdamente ripetute.

Chiunque, con un minimo di competenza in materia, ha storto il naso vedendo in tv le prime immagini del cavalcavia e delle barriere, guardrail che definire ridicoli non rende l’idea della realtà. L’attenzione sulle barriere, guardrail e Jersey venne posta con severità intorno al 2007, grazie alla verifica di uno strano fenomeno che si verificava ad Anagni. Nella città di Bonifacio, infatti, c’era e forse c’è l’unico impianto di crash test italiano, autorizzato ed abilitato per collaudare e certificare le barriere stradali e autostradali. Solamente dopo il superamento di severissime prove la barriera poteva essere realizzata ed utilizzata. Dopo anni di iper attività, l’impianto rimase fermo. La vicenda finì nel mirino dell’antitrust, che dopo accurata istruttoria e numerose udienze multò per 37.317.565 euro sette aziende che si “spartivano” la ricchissima torta alimentata con fondi pubblici. A corredo della sentenza venne scritto “Ovviamente, il rischio è che il cartello abbia anche avere inciso negativamente a livello di sicurezza stradale: altri concorrenti, che non hanno potuto installare le proprie barriere autostradali e stradali, magari avrebbero potuto offrire guardrail di migliore qualità”. Verissimo. Nella foto il pullman lanciato contro la barriera montata nel crash test presso l’Isam, investe l’ostacolo ma viene “rispedito” indietro; una sorta di ammortizzatore brevettato da alcune società tra le quali una ciociara, di Cassino. Occorre ammettere con amarezza che ogni ulteriore commento è tragicamente superfluo. E.C.
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