Nell’ambito di una riorganizzazione dei penitenziari romani, l’idea di chiudere Regina Coeli a quanto pare verrà discussa in un consiglio straordinario che si terrà nella struttura di Rebibbia. Fra i primi ad intervenire è il segretario generale Fns Cisl Lazio Massimo Costantino. “Prendiamo la notizia come uno scherzo di fine estate” dice.
“Dispiacerebbe vedere un carcere vecchio che ha sempre funzionato diventare un altro hotel e passare invece in un carcere nuovo in periferia dove spesso il compito del personale di polizia penitenziaria si aggrava soprattutto riguardo il trasferimento di detenuti verso il Tribunale o anche verso gli ospedali, spesso nelle nuove costruzioni ci sono vere e proprie mancanze strutturali. Una cosa è certa che solo già l’idea ci lascia basiti. A quanta pare l’idea si inserisce in un contesto più ampio di riorganizzazione delle carceri del territorio capitolino – dice Costantino – e che sarà analizzata attraverso due iniziative pubbliche. Sul fronte istituzionale è stata avviata la procedura per svolgere un consiglio comunale straordinario nelle aule di Rebibbia. Per la Fns Cisl del Lazio tale progetto è da escludere categoricamente considerata, anche, la storia dell’Istituto romano di Regina Coeli. Probabilmente prendiamo la notizia come uno scherzo di fine estate – perchè occorre usare molta cautela nel chiudere un carcere e peggio nello spostare dal centro della città – sicuramente per costruire uno nuova in periferia perchè spesso è successo di creare carceri, mal servite. La Fns Cisl del Lazio lo ripete da anni ogni volta che ciò riviene proposto- da vari ministri oppure come oggi mediante una mozione in consiglio comunale di Roma- cioè che si è contrari alla vendita di Regina Coeli. In questi anni l’Istituto è stato oggetto di innumerevoli interventi all’interno dei reparti che hanno migliorato le condizioni dei detenuti e anche quelle del personale di polizia penitenziaria. Nel carcere vi lavorano oggi circa 553 persone tra personale di polizia penitenziaria (516), amministrativi (34) ed educatori (3)”.
