(di Cesidio Vano) Lo studio porta la firma della Cgia, associazione di categoria delle piccole e medie imprese. In base ai calcoli presentati con la newsletter dello scorso 19 agosto, il Mezzogiorno è pur sempre “destinato a rimanere la ripartizione geografica che in Italia registrerà l’aumento del Pil più contenuto (+ 1 per cento circa rispetto al +1,1 nel Centro e al +1,2 per cento circa nel Nord), lo stesso, comunque, supererà quello della Francia (+0,8 per cento) e, in particolar modo, della Germania (-0,3 per cento) che ormai è in piena recessione tecnica”.
“Se calcoliamo la media semplice del tasso di crescita di Parigi e Berlino – dicono dall’ufficio studi della Cgia -, il risultato si attesta al +0,25 per cento; ciò implica che anche il nostro Sud crescerà quattro volte più di Francia e Germania messe assieme”. Nella classifica delle regioni per crescita di Pil nel 2023, il Lazio è al quarto posto (dopo Lombardia +1,29; Veneto +1,24 e Trentino Alto Adige +1,23) Nella nostra regione la crescita stimata del prodotto interno lordo è di 1,18 punti percentuali e, rispetto all’era pre-covid (2019) la crescita è stimata dell’1,10%. A livello di province, la classifica è guidata Ascoli Piceno (Pil +2,10 nel 2023), subito dopo c’è Milano (+1,86) e Venezia (+1,85). Le quattro province del Lazio si collocano in vari punti della classifica: la miglior performance è di Roma che si piazza al 14° posto su 107 province con un Pil in crescita del 1,47% nel 2023 e, se rapportato al periodo pre-covid (2019) del 1,89%; appena sotto la metà classifica si trovano le province di Rieti (62° posto con Pil 2023 +0,89, che vale però una crescita del +8,08% se confrontato l’anno pre-covid) e di Viterbo (68° posto con Pil 2023 +0,83%, che vale una crescita del +2,75% se confrontato l’anno pre-covid). Frosinone e Latina occupano invece la parte più bassa della classifica con una crescita del Pil limitata. La Ciociaria si colloca all’80esimo posto con un Pil 2023 con segno positivo dello +0,70%, rispetto al 2019 +0,74%. L’Area pontina si colloca al 94° posto con un Pil 2023 in crescita di appena mezzo punto percentuale che vale però una crescita del +5,14% rispetto all’area pre-covid. Secondo l’Ufficio studi della Cgia, il “riscatto” del Sud e in generale del nostro Paese è ascrivibile ad almeno tre fenomeni. Il primo riguarda l’entità degli aiuti messi in campo dagli ultimi esecutivi (Conte e Draghi) per fronteggiare a livello nazionale la crisi pandemica e gli effetti del caro-energia. “Tra ristori, contributi a fondo perduto, cassa integrazione, bonus economici, assunzioni nella sanità, etc – dicono dalla Cgia -, tra il 2020 e il 2022 sono stati erogati almeno 180 miliardi di euro. A questi vanno aggiunti altri 91 miliardi che nel 2022-2023 sono serviti a mitigare i rincari delle bollette di luce e gas. In buona sostanza, in quest’ultimo quadriennio lo Stato ha erogato oltre 270 miliardi di euro che sono riusciti, in buona parte, ad “anestetizzare” le difficoltà economiche “piovute” addosso agli italiani in questo inizio di decennio. Il secondo, invece, riguarda la ripresa dei consumi delle famiglie e quella degli investimenti nelle costruzioni che, nel biennio 2021-2022, hanno interessato soprattutto il Mezzogiorno. Il terzo, infine, è riconducibile al forte aumento degli investimenti fissi lordi avvenuto nel Sud che, grazie anche alle risorse messe a disposizione dal PNRR, ha interessato, in particolar modo, il comparto delle costruzioni”. Dalla Cgia però avvertono: “Nonostante i segnali positivi appena richiamati, la situazione generale del Sud rimane ancora critica. Come nel resto del Paese è in atto un forte rallentamento dell’economia che, a causa dell’inflazione e del conseguente aumento dei tassi di interesse deciso dalla BCE, potrebbe spingerci verso un autunno pieno di insidie. Il tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile, nel Mezzogiorno rimane molto elevato, il livello di povertà ed esclusione sociale è preoccupante, il deficit infrastrutturale costituisce un ostacolo allo sviluppo e l’efficienza della Pubblica Amministrazione è tra le peggiori d’Europa”.
