(di Anna Ammanniti) La pandemia da Covid ha provocato non pochi effetti sulla salute mentale dei giovani: l’isolamento e il distanziamento sociale, il senso di incertezza per il futuro, la paura della malattia per sé e per i propri cari.
Tra i disturbi più comuni e frequenti le alterazioni dell’umore e l’ansia, sviluppati da bambini e ragazzi a causa del Covid. La perdita per un periodo prolungato di molte attività quali la scuola, lo sport, la possibilità di frequentare luoghi di aggregazione, può aggravare sintomi depressivi e ansiosi già preesistenti. Nel 2020 uno studio cinese ha indagato i livelli di ansia e depressione su più di 3mila giovani, riscontrando un aumento di ragazzi (22.28%) clinicamente depressi rispetto al periodo precedente la comparsa del virus (13.2%). Sono risultati maggiori rispetto a quelli di solito registrati anche i livelli d’ansia. In una ricerca di Telefono Azzurro e Doxa Kids, emerge come i genitori abbiano riscontrato diversi cambiamenti nei propri figli, a partire dal primo lockdown. Una variazione nel ritmo sonno veglia, un cambiamento nelle abitudini alimentari, un senso di disinteresse per le attività quotidiane. il 18% dei genitori riferisce una condizione di isolamento dei figli, percentuale che si attesta al 25% in presenza di figli più grandi, dove alta è la preoccupazione di non poter più vedere gli amici, riprendere le attività sportive, la scuola e tornare alla normalità. Quasi il 90% dei giovani ha dichiarato di essersi sentito solo o isolato nel periodo del confinamento, ma di essere riuscito, in buona parte, a rimanere in rapporto con i propri amici, usufruendo dell’online. Durante la pandemia Smartphones e PC sono diventati l’unica “finestra sul mondo”. I dispositivi elettronici sono diventati gli strumenti attraverso cui svolgere virtualmente ogni attività, a partire dal reperire informazioni sull’attualità, alla didattica a distanza, fino ai momenti di svago e di socializzazione. Secondo l’Unicef si è registrato un incremento del 50% nell’uso di Internet durante la diffusione del Covid. Molti giovani si sono trovati a condividere sempre più spesso aspetti importanti della loro quotidianità, diffondendo una quantità di informazioni personali molto elevata. Questo ha esposto i ragazzi ad una serie di rischi, tra cui il cyberbullismo, la visione di contenuti non appropriati alla loro età e l’oversharing. Anche se gli strumenti tecnologici hanno costituito un supporto per l’apprendimento e per l’erogazione della didattica, in alcune situazioni, il passaggio dalla didattica frontale tradizionale a quella da remoto ha accentuato i divari sociali, limitando l’accesso all’educazione di una buona parte di popolazione infantile, che vive in condizioni economiche e sociali svantaggiate. Sempre dalla ricerca di Telefono Azzurro e Doxa Kids emerge come che i diritti meno garantiti per i bambini e gli adolescenti durante la pandemia e su cui quindi occorre maggiormente investire siano, in particolare, il diritto all’istruzione, il diritto al gioco e al tempo libero, il diritto alla tutela e alla sicurezza nel web, il diritto allo sviluppo e alla salute anche mentale e il diritto ad avere opportunità nonostante il reddito. Per quanto riguarda i giovani tra i 18 e i 29 anni hanno risentito maggiormente della pandemia. Il 90 % degli intervistati ha sviluppato forti disturbi di ansia e stress e il 43 % anche un aumento della diffidenza. Molti giovani sembrano aver perso la voglia di studiare o lavorare. Anche l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, ha lanciato l’allarme. I problemi del neurosviluppo e della salute mentale di bambini e ragazzi manifestatisi durante la pandemia rischiano di diventare cronici e diffondersi su larga scala, ha spiegato Carla Garlatti in occasione della pubblicazione dello studio “Pandemia, neurosviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi, promosso dall’Agia con l’Istituto superiore di sanità e con la collaborazione del Ministero dell’istruzione. Per realizzare la ricerca – la prima scientifica a valenza nazionale – sono stati ascoltati oltre 90 esperti tra neuropsichiatri infantili, pediatri, assistenti sociali, psicologi, pedagogisti e docenti. I professionisti interpellati hanno riferito di disturbi del comportamento alimentare, ideazione suicidaria (tentato suicidio e suicidio), autolesionismo, alterazioni del ritmo sonno-veglia e ritiro sociale. In ambito educativo, poi, sono stati riscontrati disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione e del linguaggio, disturbi della condotta e della regolazione cognitiva ed emotiva, oltre a paura del contagio, stato di frustrazione e incertezza rispetto al futuro, generando insicurezza e casi di abbandono scolastico. È stato inoltre riportato un aumento delle richieste d’aiuto per l’uso di sostanze psicoattive, cannabinoidi e alcool, mentre i minori migranti non accompagnati hanno manifestato difficoltà nella gestione dell’isolamento e della quarantena nelle strutture di accoglienza. Più in generale la pandemia ha provocato quella che i professionisti interpellati dall’équipe di ricerca hanno definito una vera e propria “emergenza salute mentale”. È stata infatti registrata un’impennata delle richieste di aiuto alla quale in molti casi sono corrisposte inadeguatezza e iniquità di risposte che hanno fatto emergere carenze e ritardi strutturali precedenti al coronavirus. Bambini, ragazzi e famiglie si sono trovati spesso costretti a rivolgersi ai privati con impegni economici rilevanti e difficilmente sostenibili, che hanno aumentato le disuguaglianze. Allo stesso tempo il lockdown ha fatto scoprire il potenziale della telemedicina applicata alla salute mentale, ma occorre investire rapidamente in formazione degli operatori e in tecnologie specifiche per assistere bambini e ragazzi. A fronte di questo scenario l’Autorità garante ha formulato una serie di raccomandazioni in materia di neurosviluppo, salute mentale e benessere psicologico di bambini e ragazzi a Parlamento, Governo, Regioni, Comuni, istituzioni scolastiche e organismi di promozione sociale e del terzo settore, coinvolgendo i Garanti dell’infanzia e dell’adolescenza regionali e delle province autonome per la promozione dei patti educativi di comunità. Le raccomandazioni, frutto del lavoro di ricerca sull’impatto che la pandemia da Covid-19 ha avuto sul benessere dei minorenni, sono finalizzate a garantire i diritti delle persone di minore età in tutto il territorio nazionale, a prescindere dalla condizione personale, familiare e sociale e dall’origine o provenienza geografica. Anna Ammanniti
