Presunto caso di malasanità in ospedale, chiuse le indagini per la morte di Mirco Cisbaglia, un operaio di Anagni di 38 anni, deceduto nel nosocomio frusinate dopo poche ore dal ricovero. Sono due i sanitari indagati per l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
I fatti risalgono al febbraio del 2020 quando l’operaio originario di Torre Cajetani arrivò in ospedale tra atroci dolori. A seguito di questo decesso improvviso i familiari sospettando che il loro congiunto fosse stato vittima di malasanità avevano fatto scattare una denuncia contro ignoti. E proprio a conclusione delle indagini la procura avrebbe ravvisato negligenza da parte di chi stava monitorando il paziente affetto, secondo la perizia presentata dal prof. Saverio Potenza, da Rabdomiolisi, una patologia che causa un aumento vertiginoso dei livelli della mioglobina nel sangue, con conseguenza dello shock renale. Mirco Cisbaglia, che presentava un ematoma esteso al torace, era stato ricoverato in ospedale in pessime condizioni. Un nefrologo che si stava occupando del paziente, aveva diagnosticato la Rabdomiolisi. Ma le direttive impartite dal sanitario sarebbero state disattese. Secondo quanto risultato dall’esame autoptico, l’uomo era morto a causa di una rarissima sindrome reattiva ai farmaci antidolorifici. Ma i legali della famiglia Costantino Ambrosi, Daniele Mieli e Giuseppe De Luca si erano opposti alla richiesta di archiviazione richiesta dal pubblico ministero . Opposizione che è stata accolta dal giudice il quale ha deciso di indagare su questa morte dai tanti lati oscuri. Secondo la consulente di parte dottoressa Gagliardi, un trattamento d’urgenza specifico ( in questo caso la dialisi) avrebbe evitato l’arresto cardiaco e quindi quasi certamente la morte dell’operaio. A suo dire se soltanto fosse stata riconosciuta la causa originaria dell’ematoma, cioè la rabdomiolisi, con la giusta terapia, il paziente poteva salvarsi. Mar. Ming.
