L’umanità e l’educazione: due elementi che dovrebbero essere la regola se (fortuna tua) lavori per conto dello Stato. Umanità ed educazione che, se sempre attuate, aiuterebbero tantissime persone a vivere meglio quel difficile periodo della vita dove non sempre le cose vanno come dovrebbero. La storia di Stanislao Acri, Daria Olivo ed il piccolo Pieremilio, deceduti a seguito di un drammatico incidente stradale avvenuto lungo la corsia sud dell’A1 nel luglio del 2018, è d’esempio. Una vicenda che finalmente, dopo una serie di rinvii, domani martedì 2 febbraio dovrebbe arrivare a conclusione.

Il condizionale è d’obbligo visto che oramai i familiari sono abituati ad ogni sorta di sorpresa: dalla richiesta di archiviazione, al rinvio per mancanza di giudici, alla disumanità e alla maleducazione. Lo scorso ottobre, dopo un viaggio in auto medica, la madre di Stanislao, malata oncologica, si è vista rinviare l’udienza davanti al Gup da un momento all’altro, senza che nessuno si fosse preoccupato, dalla segreteria del Gup di dare comunicazione alle parti. Non solo un lungo viaggio dalla Calabria per i parenti delle vittime ma anche un viaggio dal lontano nord per l’autista che ha travolto la vettura in panne con a bordo la famigliola di Rossano Calabro. Una vicenda devastante che avrebbe dovuto essere trattata con il dovuto rispetto. Quello stesso rispetto che dovrebbe essere riservato ogni giorno a chi si trova a dover bussare educatamente alle stanze di chi, per dovere, dovrebbe essere umile e gentile. E non arrogante e presuntuoso, come quei pochi (evvidadio) che pensano di essere seduti sul trono dell’Onnipotenza, sanno purtroppo fare.
Angela Nicoletti
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