(di Anna Ammanniti) Il rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a COVID-19, aggiornato al 4 novembre 2020, analizza i dati demografici, le patologie preesistenti, la diagnosi di ricovero, i sintomi, le complicanze, le terapie adottate e i tempi che trascorrono dall’insorgenza dei sintomi al decesso.
L’analisi effettuata da Epicentro (l’epidemiologia per la sanità pubblica dell’Istituto Superiore di Sanità) si basa su un campione di 39.052 pazienti deceduti e positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia. La regione più colpita dall’epidemia è la Lombardia con 17817 decessi, segue l’Emilia Romagna con 4687 morti, il Piemonte con 4128 e il Veneto con 2440 morti.
Dallo studio è emerso che l’età media dei pazienti deceduti e positivi al Covid 19 è 80 anni, le donne sono 16.628 (42,6%). L’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di oltre 30 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 82 anni – pazienti con infezione 49 anni). Le donne decedute dopo aver contratto l’infezione hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 85 – uomini 79). L’età media dei pazienti morti positivi al Covid è sostanzialmente fino agli 85 anni.
Per quanto riguarda le patologie preesistenti, questo dato è stato ottenuto da 5047 deceduti per i quali è stato possibile analizzare le cartelle cliniche. E’ emerso che il 64.4% dei pazienti presentava 3 o più patologie, il 19,1% 2 patologie, il 13.1% una patologia e il 3.4% nessuna patologia.
Prima del ricovero in ospedale, il 21% dei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi seguiva una terapia con ACE-inibitori e il 14% una terapia con Sartani (bloccanti del recettore per l’angiotensina). Nelle donne il numero medio di patologie osservate è di 3,7 e negli uomini il numero medio di patologie osservate è di 3,4.
Nel 90,9% delle diagnosi di ricovero erano menzionate condizioni (per esempio polmonite, insufficienza respiratoria) o sintomi (per esempio, febbre, dispnea, tosse) compatibili con Covid 19. In 423 casi (9,1% dei casi) la diagnosi di ricovero non era da correlarsi all’infezione. In 62 casi la diagnosi di ricovero riguardava esclusivamente patologie neoplastiche, in 142 casi patologie cardiovascolari (per esempio infarto miocardico acuto-IMA, scompenso cardiaco, ictus), in 58 casi patologie gastrointestinali (per esempio colecistite, perforazione intestinale, occlusione intestinale, cirrosi), in 161 casi altre patologie.
I sintomi più comunemente osservati prima del ricovero nei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 sono febbre, dispnea e tosse. Meno frequenti sono diarrea e emottisi. Il 7,7% delle persone non presentava alcun sintomo al momento del ricovero. L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (94,0% dei casi), seguita da danno renale acuto (23,3%), sovrainfezione (19,2%) e danno miocardico acuto (11,0%). La terapia antibiotica è stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero (86,2% dei casi), meno usata quella antivirale (54,9%), più raramente la terapia steroidea (46,0%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovrainfezioni o è compatibile con inizio terapia empirica in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di COVID-19. In 1296 casi (26,1%) sono state utilizzate tutte e tre le terapie. Al 4,5% dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 è stato somministrato Tocilizumab. I tempi mediani (in giorni) che trascorrono dall’insorgenza dei sintomi al decesso (12 giorni), dall’insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale (5 giorni) e dal ricovero in ospedale al decesso (7 giorni). Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso è di 6 giorni più lungo in coloro che sono stati trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non sono stati trasferiti (12 giorni contro 6 giorni). Al 4 novembre 2020 sono 434, dei 39.052 (1,1%), i pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 95 di questi avevano meno di 40 anni (65 uomini e 30 donne con età compresa tra 0 e 39 anni). Di 17 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche; degli altri pazienti, 64 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 14 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.
Tabella 1La tabella 1 riassume le principali caratteristiche dei decessi con COVID-19 avvenuti nei 3 periodi dall’inizio della pandemia nel 2020: il trimestre iniziale (marzo-maggio), il secondo trimestre (giugno-agosto), e il terzo trimestre (settembre-novembre 2020), anche se quest’ultimo è ancora in corso. Complessivamente i dati erano rappresentativi del 12,8% dei deceduti dall’inizio della pandemia; in particolare, del 12,9% dei deceduti tra marzo e maggio, del 26,1% dei deceduti tra giugno e agosto e del 6,1% dei deceduti tra settembre-novembre.
Nel secondo e terzo periodo aumenta leggermente l’età media dei decessi e la proporzione di donne (specialmente nel secondo periodo); aumentano i decessi di persone con 3 o più patologie preesistenti e diminuiscono quelli con meno patologie o nessuna: ciò sembra indicare che nel secondo periodo i decessi riguardano persone più anziane e con una condizione di salute preesistente peggiore rispetto ai decessi relativi al primo trimestre (tabella 1). Estremamente diverso nei tre periodi è anche l’uso di farmaci, con una netta riduzione nell’utilizzo degli antivirali ed un aumento nell’uso degli steroidi nel secondo e terzo periodo.
Figura 6
La distribuzione delle principali patologie preesistenti nei diversi periodi è presentata nella figura 6. La prevalenza di fibrillazione atriale, ictus, demenza, cancro e insufficienza renale varia in maniera significativa nei tre periodi. Queste patologie sono più frequentemente diagnosticate nei deceduti del secondo e terzo periodo rispetto a quelli del primo.
Nella tabella 2 sono riportate le durate come tempi mediani (in giorni) nei 3 periodi di tempo considerati: tra il primo ed il secondo periodo triplica il tempo che trascorre dall’insorgenza dei sintomi al decesso, mentre torna ai livelli iniziali nel terzo periodo; diminuisce il tempo che trascorre dall’insorgenza dei sintomi all’esecuzione del tampone per la rilevazione dell’infezione da SARS-CoV-2 sia nel secondo che nel terzo periodo, così come il tempo tra l’insorgenza dei sintomi ed il ricovero in ospedale; triplica la durata mediana in giorni dal ricovero in ospedale al decesso tra il primo ed il secondo periodo; diminuisce nuovamente nel terzo periodo, anche se resta superiore ai livelli del primo periodo. Questi risultati sembrano suggerire una maggiore reattività del Sistema Sanitario testimoniata dalla maggiore rapidità nell’esecuzione di esami diagnostici e nell’ospedalizzazione.
Anna AmmannitiTabella 2