Roma – Operazione antidroga “Giulio Cesare”, smantellata pericolosa banda (video/foto)

Anna Ammanniti
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Duro colpo alla criminalità organizzata, la Squadra Mobile di Roma coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ha smantellato una piazza di spaccio a Pone di Nona. Arrestate 12 persone, sequestrati oltre 15 kg. di stupefacente, 4 pistole ed 1 giubbotto antiproiettile e numerose munizioni. Dieci persone destinatari di custodia cautelare in carcere, le due donne agli arresti domiciliari.

Blitz all’alba nella zona est della Capitale, nel quale la Polizia di Stato ha sgominato una banda definita “un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e alla detenzione illegale di armi da fuoco, organizzata militarmente con l’aggravante di essere una consorteria criminale armata.” La gang operava nella zona Roma-Est, Ponte di Nona, dove era attiva una piazza di spaccio che rendeva il quartiere ostaggio di pusher e assuntori di sostanza stupefacente. La piazza di spaccio era operativa tra i caseggiati del comprensorio Don Primo Mazzolari nr. 300, dove venivano occupati illegalmente interi spazi pubblici e privati. Un ingegnoso sistema di allarme proteggeva le attività del gruppo, gli spacciatori segnalavano l’arrivo delle pattuglie delle forze di Polizia attraverso un braccialetto che generava una vibrazione al polso, evitando così le urla e i fischi tipici delle sentinelle ingaggiate presso le solite piazze di spaccio. Il sodalizio criminoso pretendeva dai pusher turnazioni anche in orari notturni, garantendo così la continuità dello smercio di droga durante l’intera giornata sino alle ore del mattino inoltrato. La prepotenza con cui s’impossessavano di locali e appartamenti del comprensorio, nonché la spregiudicatezza con cui affrontavano le Forze dell’Ordine anche durante le indagini, palesava la loro convinzione di essere personaggi intoccabili alla stessa stregua di un sovrano con poteri smisurati: da ciò scaturiva la denominazione dell’operazione di polizia GIULIO CESARE. Il terrore ingenerato non solo tra i residenti, ma tra gli stessi consociati, costringeva gli spacciatori arrestati al silenzio assoluto. La solidità di un sistema malavitoso collaudato, ritenuto indissolubile, nonché l’indeterminatezza del programma criminoso ideato dagli esponenti apicali dell’organizzazione, generava l’arrendevolezza dei consociati e la convinzione che nulla poteva cambiare. Il motto era “Può zompare qualcuno, ma non il sistema”. L’attività ha coinvolto diverse province, tra cui Roma, Napoli, Firenze e Terni. L’esecuzione dell’operazione ha richiesto complessivamente l’impiego di oltre 100 agenti della Polizia di Stato. Durante l’esecuzione, nel complesso abitativo oggetto di interesse investigativo, da una delle palazzine sono stati lanciati numerosi vasi e gabinetti contro gli operatori di Polizia, al fine di interrompere e ostacolare l’attività in corso.  Anna Ammanniti      
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