Non solo emergenza Covid. E’ tornato tristemente alla ribalta il fenomeno dell’usura.
Famiglie e aziende esasperate dalla crisi sono tornate a rivolgersi ai finti benefattori che proprio in fase di emergenza, tornano a farsi avanti approfittando della disperazione di tanti. Un quadro sociale drammatico che va combattuto e arginato in ogni modo. Lo sa bene l’avvocato Carlo Coratti, del foro di Frosinone, che ha risposto ad alcune nostre domande. Avvocato la mancanza di liquidità a imprese e famiglie fa aumentare il rischio di diventare vittime dell’usura. Un pericolo reale anche per i piccoli centri di provincia come il nostro? Purtroppo è così. La figura dell’usuraio non deve essere visto come una figura mitologica ma assume spesso le sembianze del benefattore. Pseudo filantropi dietro ai quali si nasconde un interesse diverso: quello di entrare nelle case delle persone per privarle di ogni bene, con interessi esorbitanti. C’è, forse, una mancanza da parte delle istituzioni? Non parlerei proprio di mancanza. Il ruolo delle istituzioni è quello di mantenere un livello alto della guardia, soprattutto in momenti come questi dove figure così subdole facilmente vengono confuse per ‘amiche’. Devono quindi fare in modo che non sortiscano effetto alcuno soprattutto in una società economicamente debole. Dove infatti c’è benessere e lavoro c’è anche meno spazio per tali fenomeni. Dove allora devono intervenire con maggiore forza le istituzioni? Dove c’è una maggiore crisi non solo economica ma anche sociale. In questo contesto va recuperato anche il senso di comunità che deve fare scudo intorno a se stessa per evitare attacchi dall’esterno. Una comunità è più forte se moralmente sana e se ha un’amministrazione autorevole che riesce a trasmettere valori sani. Purtroppo in una società come la nostra dove il lavoro in nero prevale, molte persone avranno difficoltà a rivolgersi alle istituzioni anche per pudore. Ecco che allora devono entrare in gioco altre figure. Quindi, cosa bisognerebbe fare? Proprio perché questi sono fenomeni che aumentano nei momenti di difficoltà, l’aiuto deve venire dalla comunità che deve diventare forte e coesa e devono funzionare due fattori: le istituzioni chiamate a svolgere il proprio ruolo, ognuno per il suo ambito d’azione e gli organismi di volontariato. La loro funzione è meritoria proprio perché arrivano con la loro azione di controllo e sostegno dove altri non arrivano, un intervento che però va fatto sempre nel massimo rispetto della privacy. Con le associazioni devono interagire anche i parroci. L’importante è non isolare le persone. Se manca questa sinergia, l’impegno del singolo è fine a se stesso. Denunciare è la parola d’ordine. Ma il rischio è di perdere l’azienda o di ritorsioni personali. Che fare allora? La legge è molto severa, naturalmente bisogna raccogliere prove. Il mio invito è sempre quello di rivolgersi alla magistratura attraverso gli organi di polizia, auspicando che ci sia sempre l’orecchio pronto a recepire queste lamentele e l’istituzione che deve essere capace di raccogliere le istanze di tutti.
