Cassino – Inaugurazione Anno Accademico, Intervento del rappresentante degli studenti Elena Di Palma

Irene Mizzoni
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Ecco l’intervento del rappresentante degli studenti dell’Unicas, Elena Di Palma.

2 agosto 1999, Yaguine Koita e Fodè Tounkara, due adolescenti, decisero di arrivare in Europa per realizzare il loro sogno: studiare. Si nascosero nel vano carrello di un aereo diretto a Bruxelles nell’aeroporto di Conakry, la capitale della Guinea. Li ritrovarono abbracciati, morti per congelamento. In tasca avevano le pagelle di scuola e una lettera indirizzata “Loro Eccellenze, i Signori membri e responsabili dell’Europa e dei Paesi, Vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi”. È così che voglio rivolgermi a Voi. Loro Eccellenze, Signor Presidente della Repubblica, Magnifico Rettore, Direttore Generale, Autorità Accademiche, civili, militari e religiose, illustri Professori, egregio personale tecnico-amministrativo, cari amici e colleghi studenti, signore e signori buongiorno. Sono onorata di essere qui a rappresentare gli studenti della nostra Università. Nell’occasione solenne di oggi è grande l’orgoglio, ma più grande è l’emozione. Una cerimonia, quella odierna, che rappresenta un momento di festa per la nostra comunità accademica tutta. Con la vostra presenza testimoniate attenzione, fiducia e affetto nei confronti del nostro Ateneo. 40 anni della nostra Università. 40 anni di formazione di generazioni di classi dirigenti. Oggi non possiamo non domandarci dove stiamo andando, anche solo per un attimo: con quali risultati stiamo vivendo il nostro domani? Sono passati 20 anni dal sogno infranto di Yaguine e Fodè, ma poco è cambiato se nel 2019 l’immigrazione è un argomento che continua a dividere, a creare steccati, ad alzare muri. L’altro visto ancora con paura, come un diverso, anziché come un’opportunità. Che differenza c’è tra loro e noi? Studenti loro. Studenti noi. Ah si, poi una differenza c’è, è rappresentata dal colore della pelle. Noi cittadini di Europa, loro cittadini africani, come se questo avesse un valore di più. In ogni discorso inaugurale, noi studenti, rivendichiamo un ruolo da protagonisti. Ma diciamocelo con franchezza, poco cambia, e ogni anno che passa dobbiamo constatare che il nostro non è un Paese per studenti. Un Paese che non investe nei giovani è un Paese vecchio che non ha interesse a crescere, è un Paese che abbandona un capitale inestimabile, non lo tutela, non dà le opportunità per crescere, svilupparsi, e permettere al Paese stesso di rinnovarsi. Non è demagogico giovanilismo quello che rivendichiamo, ma una politica attenta, che sappia guardare in profondità, rispondere ai nostri bisogni materiali e immateriali e soprattutto darci la possibilità di ripensare il nostro modello sociale e di sviluppo, che ha dimostrato tutta la propria inadeguatezza, alimentando disuguaglianze sociali e precarietà esistenziale. Continuiamo a pagare anni di scelte politiche sbagliate in tema di istruzione, mancanza di borse di studio e di alloggi, di costi esorbitanti per studiare, di mancanza di prospettive. E oggi grido, che nulla è cambiato a livello nazionale; anzi, troppi studenti sono stati esclusi dal diritto a ricevere borse di studio, esenzione totale delle tasse o alloggi universitari. Quale modello di società vogliamo perseguire se continuiamo ad allontanare le classi meno abbienti dalle nostre Università? Come pensiamo di crescere se consideriamo l’istruzione uno spreco da tagliare e laureiamo il minor numero di studenti in Europa? L’aziendalizzazione delle nostre università e la volontà di appiattire le nostre aspirazioni sulla spendibilità nel mondo del lavoro hanno sacrificato l’idea del sapere come strumento di emancipazione individuale e collettiva, inasprendo le barriere di carattere economico sociale e razziale. Credo che per ridare forza e importanza all’Università si debba però portare avanti una rivendicazione ben più ampia e radicale, legata alla necessità di restituire alla collettività un bene fondamentale, quale quello dell’accesso al sapere per tutti: per farlo, è necessario intraprendere un percorso verso la gratuità dell’istruzione pubblica. È doveroso ed opportuno, alle porte del nuovo anno accademico, puntare alla realizzazione di momenti di ulteriore crescita e ai migliori auspici per questo Ateneo, tenendo ben a mente gli errori commessi e i problemi risolti, quelli che bussano ancora alla porta e per i quali si dovrà ancora combattere e quelli per i quali, senza una “svolta nazionale”, Noi potremo fare ben poco. Sono le parole crisi e bilancio, quelle che abbiamo sentito frequentemente negli ultimi anni. Non siamo qui per dire di chi è la colpa, non dobbiamo rimuginare sul passato. Dobbiamo prenderci per mano e risalire la china. Oggi, in ricorrenza dei 40 anni, quelle parole le sentiamo solo come un eco lontano, ciò che ci definisce è rinascita. Se alziamo gli occhi, vediamo in tutta la sua maestosità Montecassino, perla e fulcro di cultura, simbolo di speranza. “Succisa, Virescit”, così descritta, mi sento in dovere e mi permetto, non me ne voglia l’Abate, di prenderlo in prestito per Unicas, che tradotto letteralmente, “Recisa alla base, torna a riverdire”. Come Montecassino, è rinata dalle sue ceneri più bella e forte di prima. A pochi chilometri da qui, sulla piccola isola di Ventotene, 75 anni fa, Altiero Spinelli pose le basi per un’Europa unita e, consapevole del percorso lungo e tortuoso a cui si andava incontro, esclamò: “La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa e lo sarà!”. È per questo che la nostra società deve abbattere i muri e attraverso la cultura deve costruire ponti. Diventare cittadini responsabili e proattivi, tolleranti e aperti, curiosi e inclusivi, competenti e preparati, coraggiosi e generosi è il nostro dovere. Siamo italiani. Siamo Europei. Siamo cittadini del mondo. Lo dobbiamo a Yaguine, a Fodè, e a tutti coloro che continuano a credere nei valori universali come la pace, il rispetto, la libertà, l’amicizia tra i popoli, la solidarietà. Da questa terra di San Benedetto, riparta l’Europa dei Popoli. Dalla nostra Università, l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale riparta l’Europa che non si arrende, che investe nella cultura e che costruisce ponti! “Loro Eccellenze”, Buon Anno Accademico a tutti.
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