Il sacchetto che avvolgeva la testa di Serena Mollicone ha ‘nascosto’ per 17 anni elementi importantissimi che potrebbero arrivare ad incastrare definitivamente l’assassino o gli assassini della studentessa di Arce trovata morta nel giugno del 2001.
La perizia dei Ris consegnata nei giorni scorsi in Procura non lascia spazio a dubbi: sui capelli, sul volto e sul nastro isolante che avvolgeva la plastica del sacchetto sono state trovate tracce della porta contro la quale la ragazza è stata fatta sbattere. E poi ancora tracce di vernice bianca compatibile con quella della caldaia situata sul terrazzo dell’alloggio dove, sempre secondo le indagini dei carabinieri, sarebbe avvenuta la seconda fase della vicenda: il confezionamento del corpo, privo di sensi ma non di vita, della diciottenne. Quando Serena è stata caricata sul mezzo che ha poi trasportato il corpo nel bosco di Fonte Cupa, qualcuno aveva già provveduto ad imbustare la sua testa nel sacchetto. Un’accortezza che non è servita a molto. I complici degli aggressori o dell’aggressore non hanno tenuto conto delle tracce di polvere presenti invece sul furgone o sulla macchina utilizzata per trasferire il corpo dalla caserma al bosco. Sui pantaloni di Serena e sugli anfibi sono state trovate tracce di Polish, una sostanza utilizzata per pulire il marmo o nei cantieri. Chi ha aggredito Serena in caserma ha poi chiesto aiuto ad un qualcuno esterno all’ambiente militare ma che svolge un lavoro prettamente manovale. Angela Nicoletti
