(di Anna Ammanniti) Nadia Toffa del programma televisivo Le Iene, ad Anagni e nella Valle del Sacco per riportare “La Valle dei Veleni” al centro dell’attenzione mediatica e con la speranza che il “caso” venga ripreso in considerazione.
Il problema è dimenticato e snobbato dalle istituzioni che non prendono sul serio la situazione allarmante. Lo stesso ministro della Salute Beatrice Lorenzin dichiara che nella Valle del Sacco non le risulta esserci nessuna crisi ambientale. Parliamo di un territorio ricco di risorse, distrutto da decenni fa dall’industrializzazione; attualmente le fabbriche per la maggior parte sono state chiuse a causa della crisi economica, i posti di lavoro non ci sono più e i terreni sono rimasti incoltivabili perché è tutto contaminato. Era l’estate del 2005 quando scoppiò lo scandalo del beta-esaclorocicloesano, una sostanza presente anche nel sangue umano, altamente tossica che ha avvelenato tutta la Valle del Sacco, minacciando la salute di migliaia di residenti. Nel caldo pomeriggio estivo furono trovate delle mucche morte sulla sponda del fiume Mola Santa Maria. Gli animali si erano lì abbeverati e morirono immediatamente. Dopo la scoperta della contaminazione furono abbattute centinaia di mucche e nei campi vicino al fiume fu vietata la coltivazione, divieto ancora oggi vigente. Dopo lo scandalo del beta–esaclorocicloesano del 2005, nel 2009 ad Anagni scoppiò il caso “carbon black”, la cenere della lavorazione delle gomme fuoriuscita dallo stabilimento Marangoni. Il carbon black invase le abitazioni circostanti, si depositò nei terreni, inquinandoli con diossina. Appena dopo poche settimane dal disastro, sempre la Marangoni diede vita all’esperimento “car fluff” , il progetto di incenerimento delle plastiche delle macchine a fine vita. Una situazione diventata insostenibile per gli abitanti di Anagni, rimasti prigionieri dentro casa minacciati dall’aria irrespirabile e dal divieto di tenere animali e coltivarsi il proprio orticello. Le Iene si sono spostate anche a Colleferro, ritenuto l’epicentro della contaminazione della Valle del Sacco, a causa di una fabbrica che produceva pesticidi. L’inquinante chimico tossico presente nel fiume Sacco è stato trasportato in tutti i comuni della zona. Questo inquinante venne sotterrato in fusti tossici negli anni ’60 e furono interrate sempre in quegli anni tonnellate di rifiuti tossici. In questa Valle dei Veleni si vive con il terrore di veder morire da un momento all’altro un proprio caro di malattia. Negli ultimi anni l’indice di mortalità legata alle malattie tumorali è estremamente aumentato, soprattutto per quanto riguarda la mortalità infantile. Solo recentemente questi luoghi martoriati dal feroce inquinamento sono stati inseriti nel Sito di Interesse Nazionale, come zone che necessitano di urgenti interventi di bonifica. Anna Ammanniti
