Alatri – Lotta ai pregiudizi, l’esempio “Alatri” commuove e promuove l’accoglienza

Andrea Tagliaferri
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Pienone al convegno organizzato da Mariella Fanfarillo, mamma di una ragazza in transizione, con Agedo, Indiegesta, “Sei come Sei” e patrocinio del Comune.

La forza della testimonianza diretta. Questo è il punto centrale di quanto accaduto e narrato ad Alatri sabato pomeriggio presso il Chiostro di San Francesco a piazza Regina. Questa volta la famigerata piazza teatro del più grande dramma collettivo che la città abbia mai vissuto quasi due mesi addietro, ha accolto un evento “positivo”, costruttivo e commovente. Mariella Fanfarillo ha esposto pubblicamente il suo percorso di mamma di una ragazza trans, o meglio, in transizione e ha trasformato la propria esperienza in un momento collettivo, corale, aperto e condiviso che ha commosso e coinvolto, vista la grande partecipazione di pubblico e rappresentanti istituzionali presenti, seduti e anche in piedi in fondo alla sala. L’evento è stato organizzato con tanta emozione e tanti dubbi, perché parlare di un tema così delicato in una città di provincia non è facile e, soprattutto, mettendo in gioco se stessi e il proprio figlio o figlia. Ma Mariella ed Olimpea hanno vinto la loro sfida e hanno posto un seme nel terreno, fertile, della terza città della provincia che da due anni almeno sta diventando un esempio per l’intero territorio in materia di lotta alla violenza di genere, che sia essa rivolta verso le donne o verso un gay, una lesbica o un trans con il ruolo preponderante dell’associazionismo e, soprattutto, delle istituzioni scolastiche. La violenza, infatti, è questo che è uscito forte dal dibattito, è uguale per tutti, ha la stessa matrice nell’ignoranza che genera paura, paura del diverso che può e deve essere superata con la cultura e con la solidarietà. Non dimentichiamo, tra l’altro, che Olimpea, allora Lorenzo, appena adolescente subì un’aggressione sotto Civita sotto gli occhi inermi di passanti che non intervennero e questo è gravissimo per l’intera comunità. Anche ultimamente la ragazza ha subìto un nuovo episodio fatto di insulti, lanciati da giovani “incolti” da una finestra di una scuola di Alatri. Ma questa volta Olimpea ha dimostrato di essere molto più matura dei suoi 17 anni, del resto è una caratteristica di tutti coloro sono costretti a crescere velocemente per difendersi da difficoltà che la vita gli ha posto dinnanzi. La ragazza, infatti, è tornata a casa, ha raccontato tutto a sua madre, ha chiesto di poter parlare con la Preside dell’Istituto scolastico e così ha fatto. La disponibilità della dirigente, poi, ha fatto il resto: i ragazzi sono stati costretti a intraprendere un percorso formativo e informativo con degli specialisti, sul rispetto dell’altro, sulla convivenza civile, sulla violenza di genere e il bullismo e, alla fine del percorso, qualche giorno fa, hanno dovuto chiedere scusa pubblicamente davanti alla loro classe e agli insegnanti alla giovane che avevano insultato. Anche in quella occasione, come ha raccontato la mamma Mariella, Olimpea ha stupito tutti facendo un discorso colto, profondo e senza rancore. Tornando all’evento, il pomeriggio si è aperto con una lunga lettera scritta da Mariella Fanfarillo e recitata dalla giovane Eugenia Salvadori, che ha toccato subito gli animi dei presenti raccontando ciò che vive chi è coinvolto in una vicenda di transizione; subito dopo ha preso parola Mariella stessa per ringraziare tutti i presenti e coloro i quali le sono stati vicini nell’organizzazione dell’evento ma anche nei vari momenti difficili del percorso di transizione della figlia, soffermandosi in particolare in un ringraziamento sentito al Comandante della Stazione dei Carabinieri di Alatri, M.llo di Iorio, per essersi dimostrato, con i suoi uomini, sensibile alla causa di Olimpea e aver contribuito sostanzialmente alla soluzione di alcuni delicati momenti come quello degli insulti a scuola. Poi la parola è passata al moderatore, Gianmarco Capogna, esperto di politiche europee antidiscriminazione, che ha presentato i vari interlocutori dando la parola a ciascuno. L’intervento di apertura è stato quello dell’avvocato Tito Flagella, esperto di diritti civili nel percorso di transizione che ha spiegato un po’ il lungo e contorto passaggio burocratico, legale e clinico della transizione; dopo di lui ha parlato la psicologa e psicoterapeuta Roberta Cassetti che ha puntato sull’aspetto clinico e psicologico appunto degli stereotipi e dei danni da essi causati; poi è stata la volta della presidente dell’associazione “sei come sei onlus” di Latina, Marilù Nogarotto che ha raccontato le attività che svolge l’associazione in un difficile territorio come quello pontino dal 2014. Tra le associazioni sponsor dell’evento c’era anche Agedo, l’associazione dei genitori di persone omo, lesbo, trans +, rappresentata dalla presidente Roberta Misiti che ha parlato dell’importante ruolo della famiglia in situazioni di discriminazione e di difficoltà parlando in tandem con una testimone diretta, Mariella Fanfarillo, appunto in qualità di genitore di una ragazza in transizione. Questo momento, forse, è stato il più profondo perché la testimonianza di esperienze vissute ha fatto capire ai presenti quanto possa essere difficile la vita delle persone gay, lesbo, trans etc e dei loro familiari. L’incontro di è concluso con la presentazione del nuovo lavoro di Dario Accolla, blogger e scrittore gay, già presente lo scorso anno in città per un altro evento simile, intitolato “Il Gender: la stesura definitiva” che, a suon di battute esilaranti e letture di spezzoni del suo nuovo testo, ha toccato molti punti importanti nel discorso sulle discriminazioni. A fine incontro Mariella ha consegnato alla figlia, Olimpea, il suo primo omaggio floreale, quasi a “sugellare” simbolicamente questo rito di passaggio “pubblico” del quale hanno voluto rendere partecipi amici, parenti e tutte le persone che erano presenti all’evento. Del resto, permetteteci una considerazione personale visto il coinvolgimento amicale nella vicenda, per un problema che vede nella sua “segretezza” il suo aspetto più logorante per chi lo vive, non c’era altro modo migliore dello “svelarlo” e renderlo pubblico, condividerlo alla luce del sole, per cancellare in un sol colpo, catarticamente, tutta quell’aura di sospetto e onta che caratterizza, ancora nel 2017, situazioni di questo genere. Andrea Tagliaferri
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