Editoriale – Uccise due volte, storie di Malagiustizia Da Serena a Gilberta

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Prima Serena Mollicone, poi Adriana Tamburrini e Samanta Fava. Oggi Gilberta. È lunga la lista, in provincia di Frosinone, delle donne ‘uccise due volte’. Dalle mani spietate dei loro assassini prima e da una Giustizia lenta e senza mezze misure poi.

Il papà di Serena Mollicone, diciottenne di Arce, uccisa nel 2001, da ben sedici anni attende fiducioso che gli aguzzini di sua figlia vengano individuati e arrestati. Da un anno, grazie ad un nuovo input investigativo dato dai carabinieri della Compagnia di Pontecorvo, la Procura di Cassino sembra aver intrapreso la giusta direzione ma per poter arrivare ad un finale fatto di atti concreti, è stato necessario riesumare la salma della bella studentessa liceale. Il corpo di Serena, da oramai dieci mesi, si trova lontano dal suo paese. È a Milano, presso l’Istituto di Medicina Legale. E magari sarà proprio quel corpo, attraverso le analisi e gli accertamenti, a ‘parlare’. A far ciò che altri in vita non hanno avuto il coraggio di fare. Adriana Tamburini viene massacrata, incinta, dal fidanzato e padre del bambino che porta in grembo. Diciotto coltellate all’addome in preda ad un’ira cieca. Era il 25 ottobre del 2005 e la ragazza, studentessa del liceo classico di Sora, aveva appena 17 anni. Michele Salerno, l’assassino, ha avuto una condanna a sedici anni di carcere. Con i vari benefici di legge ed ulteriori sconti di pena, entro breve potrà tornare a casa. La madre di Adriana, Anna Cellucci invece ripete a chiunque possa darle ascolto che ‘lei e la sua famiglia sono stati condannati all’ergastolo del dolore’. Niente è nessuno potrà mai cancellare una simile ferita nell’animo. Samanta Fava, 37 anni, è stata uccisa di botte dal suo migliore amico che, per non lasciare tracce e far ritrovare il corpo della donna, decide di murarla in una nicchia ricavata nella cantina di casa. Per un anno e mezzo di Samanta Fava non si hanno più notizie. Nonostante le indagini. Nonostante le ricerche. A dare giustizia e degna sepoltura al quel povero corpo mummificato è stata la tenacia di un magistrato, Alfredo Mattei della Procura di Cassino, e di due investigatori del Commissariato di Polizia di Sora: Pierluigi Di Vittorio e Anna Centofante. Non credono alle ‘chiacchiere’ di Tonino Cianfarani, amico storico di Samanta ed ultima persona a vederla in vita. L’uomo, interrogato più volte, ha sempre cercato di depistare le indagini. Non ci è riuscito. È invece riuscito ad uscire dal carcere dopo appena 36 mesi ed una condanna in Appello a 24 anni di reclusione. Cianfarani, per motivi di salute, è tornato a casa. Vive a meno di 300 metri dalla famiglia di Samanta e dal figlio della cantante assassinata. ‘Siamo costretti a vederlo mentre sull’uscio di casa fuma o scherza con il padre’ dicono l’ex marito di Sammy e le nipoti. Anche Samanta è stata uccisa due volte. La morte di Gilberta Palleschi, possiamo dirlo senza indugio, è stata una delle più violente che la cronaca nera italiana degli ultimi dieci anni possa aver registrato. Il ‘mostro’ Antonio Palleschi dopo averla assassinata a colpi di scarpa alla testa e poi finita a colpi di pietra, ha abusato del cadavere. Gilberta è morta dopo una lunghissima agonia. E il 23 febbraio scorso c’è stato l’ultimo atto di una vicenda che ha dell’incredibile. Il mostro del Fibreno, condannato in primo grado all’ergastolo per la morte della professoressa di Sora, ha avuto uno sconto di pena. I giudici della Prima Corte d’Appello di Roma lo hanno condannato a venti anni di carcere, riconoscendo la totale infermità mentale dell’imputato. La madre Elia, il fratello Roberto, la cognata, i nipoti e tutti coloro che hanno conosciuto ed amato Gilberta, hanno deciso di non arrendersi. La Giustizia non deve uccidere due volte. Serena, Adriana, Samanta e Gilberta meritano di riposare in pace. @nicoletti
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