Provincia – Stato di agitazione dei medici ospedalieri

Francesca Merolle
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E’ guerra totale tra medici e direzione Asl per l’assegnazione del salario aggiuntivo. Una quota che va sommata allo stipendio base e che va contrattata tra Azienda e sindacati. Una trattativa che però ha avuto, come primo risultato, lo stato di agitazione dei medici ospedalieri in tutta la provincia.

E’ guerra totale tra medici e direzione Asl per l’assegnazione del salario aggiuntivo. Lo stato di agitazione dei medici ospedalieri in tutta la provincia: lo hanno proclamato i sindacati Cgil, Cisl Medici, Uil, Anaao Assomed, Fvm Smi Fials, Cmo e Ugl.Tutto nasce con l’atto deliberativo 2365 del 22 dicembre 2017 “Adozione del nuovo sistema di pesatura delle strutture aziendali – Dirigenza Medica“. In pratica è il provvedimento con il quale è stato ricalibrato il valore economico degli incarichi dei singoli medici. In termine tecnico si chiama pesatura. Pertanto è evidente che più un incarico è <pesante> più viene pagato.In gioco, dunque, ci sono gli incarichi di circa 700 tra medici chirurghi e medici veterinari, più 35 primari (ma 5 di questi ultimi, lavorando anche fuori dell’ospedale, sono esclusi dalla trattative). I medici di 1° livello (quelli cioè che svolgono attività esclusiva per le strutture ospedaliere) si ritroveranno tutti più leggeri: perderanno buona parte di quello che gli era stato riconosciuto con un precedente accordo. I primari invece si ritroveranno ad avere forti incentivi senza tenere conto di quanto previsto dai contratti nazionali di categoria. Cosa significa tutto questo? Vuol dire che ai 700 medici (di 1° livello) un incarico professionale ora verrebbe retribuito al massimo con 10 euro in più (mentre il vecchio accordo ne prevedeva 400).All’atto pratico, a dicembre 2017 i medici che avevano in busta paga 588 euro di <pesatura> , a gennaio 2018 riceveranno tra 150 euro e 200 euro. Invece ai 30 primari ai quali la pesatura è andata a favore verrebbero corrisposti circa 1600 euro in più rispetto ai 500 previsti in precedenza.Una sproporzione che i sindacati non accettano e che contestano soprattutto perché non sono stati adeguatamente coinvolti in queste delicate trattative. Da qui, dunque lo stato di agitazione proclamato dai sindacati.  
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