Cassinate – Rinuncia al figlio appena nato: “Sono troppo povera!”

Alessandro Andrelli
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Ha rinunciato al figlio appena nato per povertà. Ha portato avanti la gravidanza con la speranza che con i mesi qualcosa potesse cambiare ma invece niente è andato per il verso giusto e lei ha dovuto prendere una decisione drammatica.

Una storia triste, una storia di grande disagio sociale quella accaduta in un paese del Cassinate dove, una donna italiana di trenta anni, sposata e con altri bimbi, non ha potuto tenere  con se l’ultimo arrivato. Luigi, useremo un nome di convenzione, è nato la scorsa settimana nel reparto di ginecologia dell’Ospedale ‘Santa Scolastica‘ di Cassino. Un amore di bambino, paffuto e con i capelli color grano e grandi occhi azzurri. La madre, consapevole  della decisione presa nei mesi scorsi e non senza dolore, ha potuto stringerlo  tra le braccia solo qualche minuto. Il tempo di un bacio sulla fronte e poi la consegna all’assistente sociale della struttura sanitaria. Il piccolo è stato affidato alle cure degli operatori di una casa famiglia in attesa dell’adozione. “Meglio che viva lontano da me e dalla povertà che mi circonda” ha detto la donna ai medici ed agli assistenti sociali che l’hanno seguita in tutto il periodo  della gravidanza e che anche adesso la tutelano attraverso un supporto psicologico. La miseria regna sovrana nella casa di Franca e Michele, che vivono con un piccolo sussidio comunale e grazie alla carità di paesani e associazioni di volontariato. Una famiglia che fino a qualche anno fa riusciva a sopravvivere grazie al lavoro del papà del piccolo.  Muratore, carpentiere e tutto fare all’occorrenza. Pur di sfamare i tre figli e la moglie. Poi, con la crisi economica, il lavoro si è ridotto. La salute di Michele ha iniziato a vacillare e Franca per comprare medicine e cibo ha iniziato ad arrangiarsi con mille lavori domestici. Nessuna entrata fissa per una casa senza riscaldamenti, senza lavori di adeguamento, senza gas. Quando la donna, lo scorso agosto, si è accorta di essere incinta ha deciso di non abortire. Sperava che nel frattempo qualcosa potesse cambiare. Invece tutto è peggiorato. Fino al punto che prima di Natale, a tre settimane da parto, ha reso nota la sua decisione al ginecologo dell’ospedale. Inevitabile la segnalazione ai servizi sociali ed inevitabile quindi l’inizio di un iter doloroso e devastante culminato quattro giorni fa con lo spostamento del neonato nella casa famiglia. @nicoletti
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