​Maxiblitz contro il “pezzotto” hi-tech: oscurata app. Nei guai anche gli utenti del Lazio: multe fino a 5.000 euro

Irene Mizzoni
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Un terremoto nel mondo della pirateria audiovisiva che stringe il cerchio anche intorno a migliaia di furbetti, anche nel Lazio. La Guardia di Finanza di Ravenna, supportata dai Nuclei Speciali Privacy e Frodi Tecnologiche, ha fatto scattare un’operazione mastodontica su tutto il territorio nazionale. Oltre 100 perquisizioni, 200 finanzieri in campo e il sequestro di un’infrastruttura tecnologica mai vista prima.

​L’indagine, coordinata dalla Procura di Bologna, ha smantellato un network criminale che permetteva di vedere illegalmente i contenuti delle principali piattaforme a pagamento: Sky, Dazn, Netflix, Disney+ e Spotify. Ma la vera svolta sta nella scoperta di una tecnologia di ultima generazione che rischia di cambiare per sempre le regole del contrasto allo streaming illegale. ​Addio al vecchio e instabile “pezzotto” tradizionale (comunque rintracciato e colpito nel corso dell’inchiesta). I pirati informatici avevano fatto il salto di qualità creando Cinemagoal, un’applicazione innovativa da installare direttamente sui dispositivi dei clienti. ​Il meccanismo era sofisticato: sul territorio nazionale erano state collocate macchine virtuali attive 24 ore su 24. Il loro compito? Captare ogni 3 minuti i codici originali di abbonamenti leciti (ma intestati a prestanome) e ritrasmetterli istantaneamente a un server estero, che poi rimandava il segnale “in chiaro” agli utenti. Un sistema che non solo garantiva un’altissima qualità d’immagine, ma schermava l’indirizzo IP del cliente, promettendo un’illusoria invisibilità ai controlli. ​Il giro d’affari: La rete commerciale contava oltre 70 rivenditori sul territorio. Gli abbonamenti annuali andavano dai 40 ai 130 euro, pagati rigorosamente in criptovalute o su conti esteri per riciclare i profitti. Il danno stimato per le aziende del settore si aggira intorno ai 300 milioni di euro. ​Nel Lazio scattano le prime sanzioni per gli abbonati ​Se i vertici dell’organizzazione rischiano accuse pesanti – che vanno dalla pirateria audiovisiva all’accesso abusivo a sistemi informatici fino alla frode informatica – per gli utenti finali la festa è finita. Grazie alla cooperazione internazionale con Eurojust, i finanzieri hanno sequestrato in Francia e Germania i server contenenti i codici sorgente e, soprattutto, i dati dei clienti. ​Le prime 1.000 sanzioni sono già in via di notifica in tutta Italia, Lazio compreso, con multe salatissime che oscillano da 154 a 5.000 euro. E i numeri sono destinati a salire: dall’analisi del materiale informatico sequestrato gli inquirenti contano di identificare l’intera galassia dei clienti finali. ​Dalle prime indiscrezioni, la rete dei “reseller” e dei clienti intercettati toccherebbe da vicino anche la Capitale e le province laziali, da sempre bacini centrali per il mercato delle IPTV illegali.
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