San Donato – Dodici paesi e dodici visuali raccontati della giovane Capoccia di Alvito

Caterina Paglia
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Un viaggio introspettivo, narrativo e intenso nella Valle di Comino, quasi come la sensazione data dall’assaggio delle madeleines di Marcel Proust nell’opera “Alla ricerca del tempo perduto”. In questo caso si tratta di scatti che riescono a fermare momenti, scorci, quotidianità.

E’ “Una Valle”, l’interessante lavoro fotografico della giovane artista poliedrica Silvia Capoccia di Alvito. Una mostra fotografica che, inaugurata la scorsa domenica presso la galleria d’arte del Centro di Cultura Leonardo e patrocinata dal Comune di San Donato, ha già catturato l’attenzione di numerosi visitatori. Fino al prossimo 10 dicembre sarà possibile ammirare gli splendidi scatti d Silvia, sin dalle 9:30 del mattino. All’evento inaugurale erano presenti autorità civili e militari del territorio: il vice sindaco Carlo Rufo, la consigliera comunale Luciana Coletti, il Comandante della stazione locale dei Carabinieri Valerio Di Santo, il sindaco di Gallinaro Mario Piselli e l’assessore Valeria Vozza, il primo cittadino di Settefrati Riccardo Frattaroli, i consiglieri Antonio Rocca, Cesidio Malizia e Piero Morelli, rispettivamente in rappresentanza dei Comuni di Casalvieri, Settefrati e Casalattico. Con loro, non sono volute mancare all’evento le associazioni culturali, sportive e ricreative del posto. “La Valle è una veduta, la veduta delle persone che da anni la abitano e che hanno contribuito a renderla ciò che è – sottolinea Silvia Capoccia nella presentazione del lavoro dedicato alla Valle di Comino -. Mossa dal desiderio di conoscere meglio il borgo in cui sono cresciuta, mi sono chiesta perché non partire dalla dimensione più intima, la casa, che non può prescindere dal suo inserimento geografico. Ho passeggiato per i borghi di tutti i paesi che appartengono alla Valle e bussato alle porte. Così sono entrata a sbirciare dalle finestre della gente, tra dialetti, odori di cucina, televisioni accese e bambini che mi fissavano con sguardi attoniti. Quelle finestre sono la metafora del muro tra noi e la comunità che troppo spesso ci accontentiamo solo di guardare. Dodici paesi, dodici ambienti domestici, dodici famiglie, dodici visuali, la stessa meravigliosa Valle, forse ancora tutta da scoprire“. Questo è l’immenso sentimento di una giovane artista che ha saputo darvi forma attraverso un’oggettività partecipata. Caterina Paglia
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