Il Tribunale del Riesame di Roma ha rimesso in libertà l’indagata Silvana Spada, destinataria, unitamente ad altre cinque persone, di una ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita lo scorso 12 ottobre, in quanto ritenuta responsabile del reato di usura aggravata e continuata.
In particolare, all’esito dell’udienza camerale, svoltasi avanti il Tribunale delle Libertà di Roma, il Collegio giudicante, in accoglimento del ricorso proposto dall’avvocato Emanuele Carbone, difensore di fiducia dell’indagata, ha riformato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa lo scorso 12 ottobre dal Tribunale di Cassino, a seguito dell’indagine, durata oltre due anni, condotta dalla Compagnia di Cassino, rimettendo in libertà la donna. Il Presidente, a seguito di una lunghissima camera di consiglio, in accogliendo della tesi difensiva del legale Carbone, il quale ha evidenziato le numerose lacune della motivazione posta a fondamento della misura cautelare, ha rimesso in libertà la donna. In particolare, il difensore dell’indagata, sia in sede di discussione, nonché attraverso il deposito di una corposa memoria difensiva, ha scardinato quello che sembrava un quadro indiziario-cautelare granitico.La donna che era detenuta all’interno della Casa Circondariale di Roma “Rebibbia” Sezione femminile, è tornata immediatamente la libertà. I giudici hanno ritenuto che avesse un ruolo marginale nella vicenda e quindi le hanno tramutato la misura cautelare da quella in detenzione in carcere con quella dell’obbligo di firma. @nicoletti
