Frosinone – Evasione carcere: ascoltate il personale, perquisite case a Marcianise

Alessandro Andrelli
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Tutto il personale in servizio nel carcere di Frosinone la notte della rocambolesca fuga di Alessandro Menditti rischia di essere indagato per ‘evasione’. Il sostituto procuratore della Repubblica, titolare dello scottante fascicolo, ha ascoltato, in qualità di ‘persona informata sui fatti’  tutti coloro che si trovavano all’interno del penitenziario di via Cerreto. Non si esclude per alcuni di loro la notifica di un avviso di garanzia.

Un atto dovuto e necessario per ricostruire i momenti precedenti e quelli successivi al grave episodio che ha portato un pericoloso boss della camorra a far perdere le proprie tracce e che ha inchiodato ad un letto d’ospedale, probabilmente per sempre, l’altro fuggiasco e compagno di cella di Menditti, l’albanese Ilirjan Boce, 44 anni, detenuto per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga e che sarebbe uscito nel 2026. Per gli inquirenti sarebbe stato proprio il gruppo criminale a cui il malvivente dell’Est è fortemente legato ad organizzare la spettacolare evasione. Un gruppo che potrebbe aver indotto diverse persone ad ‘obbedire’. Lo attestano il ritrovamento di due telefoni cellulari nelle tasche del detenuto rimasto a terra gravemente ferito dopo essere precipitato dal muro di cinta. Lo attestano le nove micro bombole del gas trovate nella cella e che hanno alimentato la fiamma ossidrica con cui Menditti ed il compagno di ventura potrebbero aver aperto le sbarre. Lo attestano la porta sul tetto rimasta aperta e la presenza di almeno due persone nel piazzale interno al carcere. Persone che hanno tentato di portare via il compagno immobilizzato a terra e che hanno poi dovuto desistere. Tanti tasselli di un intricato mosaio che con il passar delle ore iniziano a trovare una perfetta collocazione. Nel frattempo proseguono senza sosta le ricerche del 44enne affiliato al clan Belforte e originario di Recale. Ieri la Polizia Penitenziaria ha perquisito diverse abitazioni situate nei dintorni di Marcianise. C’è il sospetto che Menditti abbia trovato rifugio protetto dal clan. Se così fosse diventerebbe difficile per chiunque scovare il suo nascondiglio. La guardia resta alta e le indagini proseguono nel massimo riserbo. Un piano di fuga così perfetto potrebbe aver comunque avuto delle falle. E proprio su quelle puntano gli investigatori anche se a distanza di oramai quattro giorni le speranze sembrano essere diventate incertezze. @Nicoletti
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