Una vicenda nata per banali diverbi di vicinato, legati alla gestione di terreni confinanti, è degenerata in un vero e proprio incubo per una coppia di coniugi, costretta a rivolgersi alla Polizia di Stato per porre fine a un clima di terrore quotidiano.
Le autorità del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Sora hanno denunciato due donne, madre e figlia, ritenute responsabili di condotte persecutorie ai danni di marito e moglie. Gli accertamenti condotti dagli agenti hanno permesso di delineare un quadro di vessazioni continue che, nel tempo, avevano finito per condizionare pesantemente la serenità e la vita quotidiana delle vittime. Una escalation di minacce Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il conflitto tra le due famiglie sarebbe scaturito da controversie riguardanti la gestione delle rispettive proprietà terriere adiacenti. Ciò che era iniziato come un normale contenzioso di vicinato si è presto trasformato in una condotta di stampo persecutorio. Ogni qualvolta la coppia si recava nel proprio terreno, diventava bersaglio di insulti, urla e aggressioni verbali. La situazione, tuttavia, non si limitava al diverbio verbale: le vittime erano state fatte oggetto di esplicite minacce di morte. Tali comportamenti avevano ingenerato nelle persone offese un profondo timore per la propria incolumità, costringendole a modificare radicalmente le proprie abitudini e a vivere in uno stato di costante ansia. Non solo minacce: il tentativo di screditare le vittime Oltre all’aggressività verbale, l’indagine ha fatto emergere una strategia denigratoria messa in atto dalle due donne nei confronti dei vicini di casa. Madre e figlia avrebbero infatti cercato di screditare la coppia nel circondario, diffondendo insinuazioni infondate riguardanti l’uso di sostanze nocive sulle coltivazioni dell’orto, nel tentativo di isolare le vittime e compromettere la loro reputazione. Grazie all’intervento della Polizia di Stato, che ha raccolto le denunce e ricostruito meticolosamente l’accaduto, le condotte sono state interrotte. Le due donne dovranno ora rispondere delle proprie azioni davanti all’autorità giudiziaria, accusate di stalking.

