(di Angela Nicoletti) Un giro di vite contro la criminatlià organizzata nel Sorano che la Procura di Cassino sta attuando da oramai diverso tempo. E le condanne emesse nella giornata di oggi dal tribunale di Roma su richiesta della Procura Antimafia sono il risultato di un lavoro certosino e collaborativo di Polizia e Guardia di Finanza e dell’acume dei magistrati territoriali che sono andati ben oltre il semplice arresto per detenzione di sostanza stupefacente. L’indagine ‘requiem’ che oggi si è conclusa con la decisione da parte dei giudici capitolini di infliggere 18 condanne, anche pesanti, agi imputati, viene considerata dalla magistratura cassinate come un segnale di presenza rivolto ai cittadini che spesso non denunciano per paura di ritorsioni. La ricostruzione video nel servizio montato da Paolo Peticca.

Le indagini partite nel 2018, inizialmente coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino, coordinate dal magistrato Roberto Bulgarini Nomi, hanno la loro origine in alcuni arresti per spaccio e da diversi sequestri di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente avvenuti nella città di Sora. Sin dall’inizio dell’attività di indagine emerse che i singoli episodi di spaccio erano riconducibili ad una vera e propria organizzazione malavitosa, ben strutturata e diffusa sul territorio sorano ed in stretto contatto con gruppi malavitosi stanziati in territorio campano, ed in particolare nei quartieri Scampia di Napoli e Bronx di San Giovanni a Teduccio, dai quali avveniva l’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti. Il trasporto veniva effettuato da appositi corrieri che, per eludere eventuali controlli, si alternavano nel tragitto dalla Campania al basso Lazio, fino al territorio sorano, dove la sostanza stupefacente veniva smistata e stoccata in diversi luoghi nella disponibilità del sodalizio, il principale dei quali costituito da un impianto di autodemolizione di materiali ferrosi. La direzione delle indagini, data la gravità dei reati contestati, passò poco dopo per competenza alla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Lo sviluppo delle investigazioni ha consentito di individuare due fazioni, una facente capo ad una famiglia di origini campane, trasferitasi a Sora nei primi anni novanta, ed una seconda di carattere prettamente locale, al cui vertice vi erano pregiudicati sorani. I due gruppi, dopo un primo periodo di collaborazione reciproca nell’acquisto e nello spaccio sulle varie piazze del sorano, del cassinate e della provincia dell’Aquila, entravano in un secondo momento in contrasto tra loro dando vita ad un vero e proprio scontro finalizzato ad acquisire il monopolio dell’attività di spaccio nel territorio sorano.
A. N.