(di Anna Ammanniti) Si è conclusa la raccolta firme per impedire che venga allestito un Museo Archeologico Nazionale degli antichi popoli Ernici a Veroli, decentrando di fatto la città di Anagni considerata centro politico, religioso e capitale della Confederazione delle città etniche.
Ad Anagni nel tempo sono stati trovati tanti reperti dell’epoca per cui non ha senso “spostarli” dal territorio di cui sono testimonianza diretta. Anagni CittàinArte, Anagni cambia Anagni, Anagni Viva, Casa Barnekow – Anagni, sono le quattro associazioni che si sono mobilizzare per sensibilizzare la città e cercare di impedire che venga di fatto spostato tutto in altro luogo. Le associazioni hanno indetto una conferenza stampa nel pomeriggio di ieri nella splendida cornice di Casa Barnekow per dare conto della raccolta firme e della fondamentale iniziativa per mantenere vivo un pezzo di storia, frammenti di radici culturali tramandati da popoli antichi che vivessero nel territorio millenni di anni fa. Attraverso la stampa le associazioni intendono innanzitutto ringraziare i cittadini che con grande senso di partecipazione emotiva mista a preoccupazione hanno fatto sentire la loro presenza e vicinanza in questo tentativo di preservare la storia anagnina. Sono state raccolte 601 firme in circa 4 settimane. “Un’affluenza significativa – spiega Nello Di Giulio di Anagni cambia Anagni – sia dal punto di vista numerico che dal punto di vista di identità culturale e di potenziale sviluppo del territorio. Le firme sono venute dal mondo della scuola, della ricerca universitaria, dell’archeologica, da gente che ama la città e dal mondo della politica con diversi rappresentanti di partiti politici. La sottoscrizione anche del sindaco Matteo Ricci, primo cittadino di Pesaro, città della cultura 2024, poi dell’associazione Aiam Anagni medievale, di uno storico d’arte di Veroli, anche lui convinto che ad Anagni debba restare il museo degli Ernici. D’altronde reperti e area archeologica devono viaggiare insieme per esprimere tutto il loro valore. All’appello è mancata l’amministrazione comunale di maggioranza. Nessuno ha sottoscritto, nessuno ha risposto. Non ha risposto il primo cittadino al nostro appello. Sembra che questa città sia governata da un’ignoranza funzionale che rischia di condannare la città. Perdere la propria storia, il proprio valore e perderlo in via definita nel silenzio della politica che governa la città.” Si stanno consegnando dei reperti storici importantissimi a un’altra realtà. La mail inviata dalle associazioni al sindaco di Anagni per un intavolare una sinergia all’interno della città non ha ricevuto risposta così come l’invito alla conferenza stampa di ieri. Solo le forze politiche di opposizione, in consiglio comunale rappresentate dalla coalizione LiberAnagni hanno appoggiato questa iniziativa, con il consigliere comunale, Luca Santovincenzo, presente alla conferenza stampa. Le suddette associazioni ieri hanno scritto al ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano per invitarlo a rivedere la decisione. ” Siamo soddisfatti – continua Di Giulio – ma non siamo ancora all’obiettivo. Penso sia la prima volta che 600 cittadini si rivolgano direttamente al ministro della Cultura. In tutto questo quadro, abbiamo invitato l’amministrazione comunale a unirsi a questa lotta per far sì che Anagni non abbia ancora una volta un depauperamento, ma ancora non riceviamo risposte. Chiediamo al ministro non solo l’esposizione di reperti ad Anagni, ma anche il riconoscimento di un centro studi culturale che racconti questa civiltà. Ivi compresa l’area archeologica, mai scavata se non in via casuale. Se spostiamo il centro di riferimento da Anagni altrove non sarebbe più la stessa cosa e si perderebbe questo patrimonio culturale. Dove viene meno il patrimonio culturale, cresce l’inciviltà.” Guglielmo Viti di Casa Barnekow ha aggiunto che è importante che i reperti archeologici restino ad Anagni. “Il turista viene qui per vedere il passato di Anagni. Ci sono prestigiosi studi in cui si evince che ad Anagni c’è un unicum di culture. Sono presenti entrambi le due importantissime culture di Rinaldone e di Gaudo nel nostro territorio, dal 4000 a.C. hanno convissuto queste due culture con alcune caratteristiche comuni, ma con differenze profonde. Era un territorio di passaggio, qui c’è una storia da raccontare che è tutta nostra. Il popolo Ernico è il primo popolo arrivato nel Lazio. Dobbiamo mettere tutti i reperti insieme per poter raccontare questa storia. La storia di Anagni non parte da Bonifacio VIII, qui sono passati Ernici, Etruschi, Romani. Non si vuole capire quanto questo possa essere importante.” Anna Natalia di Anagni Viva ha spiegato che ci sono dei salti paradossali nella percezione tra le persone che chiamano era pre romana la storia del territorio, ma in effetti si parla di molto prima di questa era. Tutto il territorio anagnino ha qualcosa da raccontare, a dimostrazione sono gli innumerevoli reperti rinvenuti in diversi luoghi della città. È naturale che un centro culturale che racconti la civiltà etnica non può non essere che nella città di Anagni. Raccontare le antiche civiltà nel loro ambiente è valorizzazione dell’esistente e stimolo per l’estensione degli scavi archeologici, è lettura esperenziale dei luoghi e della storia. Si sta passando dallo schiaffo di Anagni allo schiaffo ad Anagni e questo è uno schiaffo che fa male e che farà male per sempre, perché una volta perso ciò che è della storia anagnina non si torna più indietro.
