(di Cesidio Vano ) Un giovane su 3 dichiara di subire atteggiamenti possessivi dal partner e, tra questi, due ragazze su 3 ragazze afferma di subire pressioni dal partner affinché non indossi determinati capi di abbigliamento.
Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma, presso la sede della direzione centrale della Polizia criminale, il report “I giovani e la violenza di genere. Dall’analisi dei dati alla percezione del fenomeno da parte delle giovani generazioni”. Un documento dal Servizio Analisi criminale della direzione in collaborazione con l’Autrità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Il fenomeno, analizzato dal punto di vista della “percezione” ha rivelato, inoltre, che il timore di essere vittima di violenza di genere risulta più elevato tra le ragazze (il 57% delle studentesse e il 35% delle giovani intervistate online) che tra i ragazzi (il 10% degli studenti e l’11% degli intervistati online). Inoltre, i dati delle Forze di polizia dico che, nel 2023, l’incidenza delle giovani vittime (0-34 anni), si è attestata al 73% sul totale per le violenze sessuali di gruppo, al 100% per la costrizione e induzione al matrimonio e al 38% per il cosiddetto ‘revenge porn’. IL REPORT Il documento di analisi è composto da due volumi, che affrontano il tema sia dal punto di vista dell’entità del fenomeno che della sua percezione. Il primo volume affronta la violenza di genere analizzando le informazioni contenute nella banca dati delle Forze di Polizia circa minori e giovani adulti sia vittime che autori di reati riconducibili a questo fenomeno, e le richieste pervenute al numero antiviolenza e antistalking 1522. Il secondo volume analizza invece risultati del questionario predisposto con il contributo della Consulta delle ragazze e dei ragazzi dell’Agia – sottoposto, su base volontaria e in forma anonima, a studenti delle quinte classi di alcuni istituti superiori di Roma individuati d’intesa con il ministero dell’Istruzione e del Merito, e pubblicato anche online per un mese sulla piattaforma #iopartecipo dell’Autorità garante -, per mettere a confronto le risposte con i risultati dell’analisi statistica allo scopo di comprendere come i giovani percepiscono la violenza di genere. Al questionario hanno partecipato 320 studenti delle scuole selezionate e 31.960 tra ragazze e ragazzi dai 14 ai 18 anni che hanno risposto online: una grande partecipazione che dà conferma di come il dramma della violenza di genere sia molto avvertito dai giovani, consapevoli dell’esistenza del problema spesso anche perché direttamente coinvolti in relazioni “tossiche”. I NUMERI Secondo quanto rilevato nel report, infatti, il 33% degli intervistati ha dichiarato di subire atteggiamenti possessivi dal partner, e tra questi il 66% delle ragazze subisce pressioni dal partner affinché non indossi determinati capi di abbigliamento. Oltre al ruolo attribuito alle Forze di polizia, ai suggerimenti forniti per renderne l’azione più in linea con i bisogni dei ragazzi, al ruolo svolto dai social network nel veicolare contenuti violenti, un altro altro tema di particolare interesse collegato al fenomeno riguarda la “percezione della sicurezza”: il timore di essere vittima di violenza di genere risulta più elevato tra le ragazze (il 57% delle studentesse e il 35% delle giovani intervistate online) che tra i ragazzi (il 10% degli studenti e l’11% degli intervistati online). Per quanto riguarda i dati delle Forze di polizia, questi evidenziano che nel 2023 l’incidenza delle giovani vittime (0-34 anni), si è attestata al 73% sul totale per le violenze sessuali di gruppo, al 100% per la costrizione e induzione al matrimonio e al 38% per il cosiddetto revenge porn. Per il vicedirettore generale della Pubblica Sicurezza, Raffaele Grassi, questo studio è stata “una scelta inedita, che evidenzia l’avvertita necessità e urgenza di porre con ancora più forza l’attenzione su un fenomeno che è prima di tutto culturale, sensibilizzando e coinvolgendo giovani e giovanissimi e promuovendo un dibattito costruttivo”. Anche la Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Carla Garlatti, si è detta convinta dell’utilità di questo approccio all’analisi del fenomeno, evidenziando che i risultati “forniscono interessanti spunti di riflessione proprio per comprendere quale sia la percezione che i giovani hanno della “violenza di genere” e il loro livello di consapevolezza rispetto a ciò che può essere fatto per aiutare chi ne è vittima”.
