(di Cesidio Vano) Ci sono anche due comuni del Lazio tra i 36 che risultano guidati dal un commissario a seguito dello scioglimento per infiltrazioni mafiose nel corso degli ultimi anni. Si tratta dei municipi di Anzio e Nettuno entrambi ricadenti nella Città Metropolitana di Roma.
Il dato emerge dall’analisi condotta dal sito ‘openpolis’ che ha pubblicato una ricerca in merito ai Comuni commissariati per mafia nel corso dello scorso anno. Dallo studio pubblicato nei gironi scorsi si evidenzia che, nel 2022 sono stati commissariati 11 comuni per infiltrazioni della criminalità organizzata. Un dato che, tutto sommato, è in linea con la media annuale di 12 amministrazioni comunali sciolte per le stesse ragioni; considerando anche gli enti commissariati in precedenza, sono stati come detto 36 i comuni sottoposti a gestione commissariale nel corso del 2022. A essere particolarmente coinvolti sono comuni del mezzogiorno, ma non solo. Il più delle volte si tratta di piccoli comuni, ma attualmente tra quelli commissariati figura anche un capoluogo di provincia: Foggia. Nel corso dell’ultimo trentennio (1993-2023) il numero di comuni commissariati per criminalità è oscillato tra i 35 del 1993 e i 5 attuali (2023). Guardando alla media di ciascun decennio, si può osservare che il valore più alto risale al periodo 2010-2019, quando in media si sono registrati 14,5 commissariamenti l’anno. Al secondo posto gli anni ’90 (12,22). In questo caso però il dato è frutto di un uso estensivo dello strumento nei primi anni dopo la sua istituzione, mentre nel periodo successivo si è molto ridotto. Le regioni a essere particolarmente esposte risultano essere la Calabria, con 11 comuni commissariati, la Campania (8), la Sicilia e la Puglia (entrambe 7). Come detto anche 2 comuni del Lazio hanno seguito questo stesso percorso (Anzio e Nettuno) e 1 della Valle d’Aosta (Saint-Pierre). Il fenomeno riguarda principalmente regioni del mezzogiorno, anche se non solo. Negli scorsi anni in effetti i commissariamenti hanno riguardato anche altre regioni settentrionali come il Piemonte, la Lombardia, la Liguria e l’Emilia-Romagna. Nella maggior parte dei casi si tratta di comuni piccoli, sotto i 10mila abitanti (18 su 36), tra cui il record spetta al Comune di Cosoleto (Regio Calabria) che conta appena 916 abitanti. Quindici invece i comuni sotto i 50mila abitanti e 3 quelli più grandi. Si tratta di due realtà campane (Castellammare di Stabia e Marano di Napoli) nonché di una grande città capoluogo di provincia, ovvero Foggia. L’iter: ecco come scatta il commissariamento Il procedimento che può portare al commissariamento inizia con una relazione prefettizia. Dalle conclusioni tratte possono quindi delinearsi 3 percorsi. Se dalla disamina non emergono gli elementi richiesti il procedimento ha termine con un decreto del ministero dell’interno che ne accerta la conclusione (Nel 2022 però nessuna delle relazioni prefettizie ha avuto questo esito). Il secondo caso riguarda quelle situazioni in cui sono stati rilevati “condizionamenti dell’attività amministrativa del segretario generale o di altri dirigenti o funzionari dell’ente”. In questi casi vengono presi tutti i provvedimenti necessari a interrompere i condizionamenti. Tra questi la sospensione o la destinazione ad altro incarico dei funzionari in questione. Nel corso del 2022 sono stati adottati tre provvedimenti di questo tipo, nei confronti di altrettanti enti commissariati (San Giuseppe Vesuviano, Soriano Calabro e Nettuno). L’adozione di questi provvedimenti tuttavia può essere disposta anche in assenza del commissariamento. Quanto al commissariamento vero e proprio, questo dovrebbe avere una durata massima di 18 mesi. Tuttavia dei 36 comuni in questione ben 26 hanno ricevuto un provvedimento di proroga. In altri 9 invece la scadenza è prevista per la fine del 2023 o l’inizio del 2024. Eventuali proroghe quindi verranno emesse durante i prossimi mesi. Attualmente quindi si può dire che di 36 comuni commissariati solo 1, Ostuni, ha concluso il periodo commissariale entro i 18 mesi previsti.
