Le parole pronunciate dal consigliere di minoranza Niccolò Casinelli durante l’assise civica dello scorso venerdì che ha visto l’insediamento dell’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Vittorio Sgarbi, sono ancora oggetto di attenzione non solo nella città di Arpino.
Un’analisi del voto che l’on. Sgarbi aveva già esposto in prima battuta alla luce della conclusione dello scrutinio: «Sono un po’ deluso, mi aspettavo più voti. Devo constatare che oltre la metà del paese non mi ha votato e questo un po’ mi turba perché c’è una parte della città che vuole altro. La mia posizione è propositiva, è evidente che io possa essere utile ad Arpino, nonostante questo tante persone hanno votato i miei competitor. Forse per loro non è sufficiente quello che io sono, quello che io dico, o forse sono convinti dell’idea che Arpino debba essere amministrata dagli arpinati, ma è una posizione un po’ conservatrice, riduttiva. Tra l’altro i miei consiglieri sono tutti di Arpino. Se esiste questo pregiudizio occorrerà superarlo oppure occorrerà capire che cosa abbia indotto questi elettori a “mortificarmi”». Come è noto l'”arringa” con cui l’avv. Casinelli ha riacceso i riflettori sulla recente vittoria con il 44,39% generando la reazione del neo sindaco Sgarbi il quale, visibilmente contrariato, ha lanciato l’ipotesi di un referendum popolare, “minacciando” di dimettersi nel caso avesse ottenuto un solo voto in meno rispetto alla metà delle preferenze. Con un post pubblicato sui social, Casinelli ha voluto rendere pubblico, a tutti, il contenuto del suo discorso di insediamento tra i banchi dell’opposizione. Un discorso che, così come sostiene il consigliere di minoranza, “non lascia spazio a fraintendimenti per cui non può essere strumentalizzato per fomentare un clima di ostilità: si rischierebbe di fare un passo a favore di un’egemonia poco costruttiva. Di seguito la nota di Casinelli esposta in Consiglio Comunale: «Saluto quest’assemblea annunciando un’opposizione costruttiva e responsabile ma, al contempo, dura ed intransigente, certamente non razziale. Ho dato l’anima per il Certamen (e mi è stato violentemente impedito di raccontarlo), sono quindi d’accordo con lei sulla necessità di insistere sullo sviluppo della manifestazione. Così come, negli ultimi cinque anni, ho parlato del latino e del diritto romano patrimonio dell’Unesco, ho scritto una tesi sui beni culturali immateriali e sulla loro valorizzazione, ho parlato di eloquenza, di retorica e di centralità del “logos”, di classicità come fonte di valori da recuperare, di universalità del Certamen; niente di nuovo sig. Sindaco, perché prima che lei toccasse questi temi il sottoscritto li aveva già scolpiti nel dossier di candidatura di Arpino a Capitale Italiana della Cultura, nel radicale disinteresse di chi oggi siede accanto a lei. Devo piuttosto constatare, Sig. Sindaco, come l’estrema polarizzazione del voto, voluta da lei e dalla sua maggioranza, abbia di fatto ridotto la partita elettorale del maggio scorso alla dicotomica scelta “Sgarbi sì/Sgarbi no”. Il corpo elettorale ha optato con una certa nettezza in favore della seconda scelta: la maggioranza degli arpinati non vuole che Vittorio Sgarbi sia il Sindaco di questa Città. Si badi, non è la prima volta – e non sarà l’ultima – che il Sindaco di un comune con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti risulti tale senza che a volerlo sia stata la maggioranza assoluta degli elettori, ma la circostanza che a votarla siano stati solo 4 arpinati su 10 diventa significativa proprio in ragione di quella polarizzazione, proprio in ragione della riduzione dell’opzione elettorale ad un voto su Sgarbi e non ad un voto soltanto politico-amministrativo su quale proposta elettorale fosse la migliore per questa Città. Ma non mi si fraintenda. Non voglio delegittimare – non ne ho intenzione e non ne ho titolo – la scelta degli elettori; voglio richiamarla alle enormi responsabilità che derivano da quella polarizzazione che lei e la sua squadra avete strategicamente voluto. Responsabilità che le richiedono presenza, controllo, coinvolgimento delle minoranze e le ricordano che lei ha due anime: non è solo capo dell’Amministrazione, ma è anche Ufficiale di Governo, come tale tutore monocratico dell’incolumità pubblica. Non sto processando l’intenzione, Sig. Sindaco, però se il buon giorno si vede al mattino, allora è bene che inizi da subito ad essere il mattino di sera, perché è stato assente alla prima manifestazione culturale organizzata dopo la sua elezione dall’associazione Ex alunni ed amici del Tulliano; perché in quell’occasione (era il 20 maggio) il sig. vicesindaco si è presentato quale “delegato del Sindaco”, ma il 30 maggio abbiamo scoperto che era vicesindaco dal 17 maggio; perché a fronte di un caso di scabbia (di scabbia Sig. Sindaco, non di raffreddore) la miglior cosa che è riuscito a fare il suo vicesindaco è stato sottoscrivere un’ordinanza senza ancora essere vicesindaco (la pubblicazione postuma del decreto è un pasticcio che si poteva evitare), senza dare atto di alcun contatto con autorità sanitarie, senza raccomandare se non l’isolamento quantomeno la prudenza nei contatti alle famiglie dei bambini coinvolti. Auspichiamo che pasticci di questo genere siano solo “fisiologico assestamento”. Sig. Sindaco, Arpino vuole un Sindaco, perché se avesse voluto un ministro degli esteri l’avrebbe votata con maggioranza ben più generosa, quantomeno assoluta. La invito pertanto a svolgere in via massimamente prioritaria il mandato conferitole, perché nel pieno rispetto dei suoi innumerevoli impegni, Arpino non può attenderla, ha scelto lei e il mecenatismo amministrativo da lei annunciato. Ora Arpino si aspetta che lei scelga Arpino». Sara Pacitto
