FOCUS – Perché i no vax sono così arrabbiati? Intervista al sociologo Marino D’Amore

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Covid e vaccini, i social aprono le porte ai gruppi organizzati per insinuare e trasmettere il seme del dubbio, creare convinzioni antiscientifiche e complottistiche.

Dal punto di vista psicologico e sociale quale meccanismo si innesca in coloro che preferiscono affidarsi a credenze prive di ogni fondamento, piuttosto che alla scienza? I no vax interagiscono sui social impersonandosi in vittime, non solo, spesso e volentieri dietro questo esiguo esercito di persone che rifiutano il vaccino e quindi la scienza, si nasconde una regia che manipola le opinioni degli utenti, fino ad arrivare agli episodi di violenza negli ospedali. Operatori sanitari aggrediti anche fisicamente da no vax positivi. Lo stesso comportamento lo adottano sui social, interfacciandosi in maniera tanto aggressiva. Il sociologo della comunicazione, criminologo e giornalista Marino D’Amore docente all’Università Niccolò Cusano, ci spiega il fenomeno dei “no vax”. I “no vax” interagiscono sui social vestendo i panni della vittima, secondo lei perché? Il fenomeno dei “no vax” è davvero complesso e profondamente variegato nella sua composizione, perché oggi, anche nella narrazione mediatico-giornalistico, accoglie varie tipologie di persone al suo interno: quelli contrari al vaccino, quelli contrari al green-pass, quelli che hanno semplicemente paura e così via. Non analizzarlo in maniera approfondita è un grande errore perché non consente di capire il fenomeno nella sua totalità e combatterlo efficacemente. L’intento di autovittimizzazione e di rappresentazione come persone a cui sono stati negati dei diritti è funzionale alla loro causa e all’aggregazione del consenso in una duplice modalità: mantenere i sostenitori presenti e fidelizzarne altri. A tutto questo aggiungiamo una mole di dati e informazioni pseudoscientifiche che per menti poco critiche e impermeabili al dialogo rende credibile ogni verità, decretando il la vittoria del pensiero unico su ogni forma dialogo. Spesso e volentieri dietro questo esiguo esercito di no vax si nasconde una regia che manipola le opinioni degli utenti. Un consiglio ai “naviganti” per stare attenti? Riflettere, tenendo bene a mente due parole d’ordine: Informazione e competenza. La prima ci deve spingere a cercare il confronto delle opinioni attraverso la consultazione di più fonti informative per costruire un’idea il più possibile completa e pluralista, utile base per la formazione della nostra opinione personale e di quella pubblica. La seconda deve guidarci solo verso fonti autorevoli, in questo caso i medici, e non a sedicenti guru della protesta che gridano al complotto avvalendosi, nel migliore dei casi, di spiegazioni fantasiose su temi di cui non hanno nessuna conoscenza. La possibilità di poter esercitare una sacrosanta libertà di espressione non deve mai neutralizzare la competenza, altrimenti la ragione lascia il posto alla regressione culturale. In queste ultime settimane i giornali raccontano di episodi di violenza all’interno di ospedali. Operatori sanitari aggrediti anche fisicamente da no vax positivi. Lo stesso comportamento lo adottano sui social, perché si interfacciano in maniera tanto aggressiva? Perché tutto ciò rientra in questo tipo di narrazione: tali comportamenti abbandonano i contorni della violenza gratuita e meschina, mitigano l’irrazionalità della rabbia ostentata e si ammantano del valore della ribellione a un sopruso percepito: quello dell’obbligo del vaccino, dell’accettazione dell’esistenza del virus o, almeno della sua gravità. Tuttavia queste forme di comportamento si basano su un evidente paradosso che consiste nel portare avanti una lotta per la libertà di scelta che però, di fatto, aumentando la diffusione della malattia, nega il concetto stesso di libertà e il diritto alla vita di ogni individuo, nonché il ritorno a una normalità sociale che, oggi più che mai appare, così straordinaria e lontana. Il dialogo e l’ascolto, ma soprattutto una comunicazione semplice, chiara e comprensibile potrebbero rappresentare strumenti utili per disinnescare il conflitto. Può sembrare banale retorica ma, a volte le soluzioni, più semplici sono le più efficaci. Anna Ammanniti
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