Una testimonianza struggente, una storia raccontata per sensibilizzare le persone al rispetto di se stessi e degli altri.
Francesca, una giovane donna che risiede ad Isola del Liri con la sua famiglia, moglie e mamma, dopo aver sconfitto il Covid è ancora convalescente: un’esperienza devastante, sia fisicamente che psicologicamente, una malattia che con i suoi postumi continua ad infierire ed a tenere in pugno la vita dell’intero nucleo. «Non è servito a nulla», scrive il marito Massimiliano «In un anno ci siamo privati di tutto: compleanni, ricorrenze, pranzi in famiglia, feste, vacanze. Soltanto lavoro e spesa, sempre con la mascherina, sempre a distanza, sempre rispettato le disposizioni. Nonostante ciò il Covid è entrato in casa nostra e la colpa è di chi non ha avuto buon senso ed ha esposto al rischio tutta la nostra famiglia». Francesca racconta di essere risultata positiva al Covid nella seconda decade del mese scorso, l’esito del tampone ha cancellato ogni dubbio. A seguito di complicazioni, nella serata del 21 febbraio, è stata trasportata presso l’ospedale “Spaziani” di Frosinone, dove le venivano eseguiti tutti gli accertamenti previsti. La mattina successiva, dopo la visita con l’infettivologo, veniva stabilito il ricovero nel reparto Covid a Città Bianca «Un ospedale funzionante in tutto, un’organizzazione certosina, a livello professionale ma anche umano, nulla da eccepire». Dimessa l’8 marzo, quando il tampone ha confermato la sua negativizzazione, è tornata a casa per scongiurare il rischio di entrare in contatto con le diverse varianti che il virus sta manifestando. È tornata a casa sicuramente debilitata dalla malattia: la febbre che non voleva scendere, trattata con farmaci diversi, dal cortisone, agli antibiotici, agli anticoagulanti. Ancora oggi, Francesca segue il piano terapeutico e tutte le indicazioni che lo accompagnano, in maniera scrupolosa, compreso l’ossigeno per respirare nei momenti in cui non riesce autonomamente. A tutto questo si è aggiunto un effetto indesiderato: il cocktail di farmaci è “esploso” in una sorta di intossicazione, tra dermatiti, bruciori, macchie sulla pelle. Un’avventura che lascia il segno e si porta dietro tanti strascichi, come scrive Francesca «Il Covid non è solo il tampone positivo o negativo… il Covid va ben oltre» ed adesso intende raccontare la sua esperienza affinché sia da monito a chi minimizza e sensibilizzi ulteriormente la comunità al rispetto per se stessi e per gli altri: chi è asintomatico o paucisintomatico può comunque infettare altre persone, con il rischio che queste subiscano la malattia con effetti più gravi e, nei casi peggiori, vadano incontro alla morte. Chi ha solamente il sospetto di essere un “portatore sano” ha il dovere di stare a casa e non andarsene in giro a prendere il caffè dai parenti, a fare la spesa, andare a messa, ritrovarsi con gli amici: proteggere se stessi e proteggere gli altri, adesso è questa è la nostra più grande responsabilità. «Vi presento il mio personal trainer, l’ho chiamato “bombolino”», così esordisce Francesca nel suo post, riferendosi al dispositivo per l’ossigeno, e poi continua «A 43 anni mi ci sono ritrovata attaccata, sia in ospedale che in casa. La beffa: beffa perché il Covid ci ha colpito alle spalle, nella nostra “confort zone”, la nostra casa. Febbre strana, freddo assurdo, io, mio marito e le nostre figlie, nel giro di poche ore. Ops! tamponi positivi con le lacrime che scendono da sole e tante, tante paure. Una degenza per me quasi normale, per qualche giorno, e poi il buio. Il respiro che ti ha accompagnato per 43 anni si dimezza, nemmeno un puff per asma riesco ad inalare. Panico, ambulanza, Pronto Soccorso, ricovero. Cavolo! ho 43 anni, con la più totale lucidità ho lasciato la mia famiglia, parto per giocare la battaglia della vita. Ma tu non sai come il virus ti infiamma dentro. Tu sai che stai male. Non respiri, hai febbre alta. Ogni terapia è tentata, perché signori miei il Covid non ha cura. Ti iniettano nella vene cortisone, antibiotico, anticoagulanti… anti tutto. E tu speri che quei cocktail di farmaci facciano la differenza ed il tuo corpo reagisca riducendo le infiammazioni che continuano a svilupparsi. Evviva, dopo una settimana la febbre scende ed il viso si distende. Ma il fiato è corto e… ossigeno. I muscoli si sono atrofizzati e sei spossata. Ma sei Viva!». Francesca dopo circa 25 giorni ancora ha bisogno dei farmaci e dell’ossigeno ed avverte «Non pensate che il Covid sia una “stronzata”. Non abbiate paura di isolarvi in casa, non abbiate paura del giudizio altrui. Usate il buon senso, il rispetto per gli altri. Non andate in giro se avete il dubbio di essere positivi: la superficialità ci sta portando all’ennesimo punto del non ritorno. Ne potrei dire ancora, ma volevo solo sensibilizzare gli animi di chi, anche per curiosità, legge questo messaggio. Se proteggi te, proteggi gli altri». “Se proteggi te, proteggi gli altri”, non c’è altro da aggiungere. Sara Pacitto
