(di Anna Ammanniti) Una brillante operazione quella conclusa questa mattina dai Carabinieri Forestale del Gruppo di Frosinone diretto dal col. Luisa Corbetta.
I militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (N.I.P.A.A.F.) guidato dal magg. Vitantonio Masi, della Stazione Carabinieri Forestale di Anagni del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari reali e personali emanata dal GIP presso il Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma. Nell’operazione chiamata Cavum, sono state arrestate 5 persone per traffico illecito di rifiuti, sequestrata una cava e 29 automezzi. L’indagine condotta dai Carabinieri Forestale è stata chiamata Cavum, perché vede come protagonista l’unica cava situata a Ferentino, in via Morolense. I fatti contestati risalgono al 2018/2019, l’intera operazione è partita da un sopralluogo di routine dei forestali della Stazione di Anagni. La cava occupa un’area di 11 ettari, in una parte di essa i militari hanno scovato una discarica abusiva gestita da due fratelli. Qui 21 ditte della provincia di Frosinone e una della provincia di Roma, scaricavano rifiuti prevalentemente di carattere edilizio. Gli inerti erano di provenienza occulta e in alcuni punti dell’intera zona è stato ritrovata anche la combustione dei rifiuti. L’area visionata dagli uomini del magg. Masi ha portato alla luce 500 metri cubi accertati di rifiuti abusivi, senza alcun tipo di documentazione e senza le necessarie autorizzazioni. Questo consentiva alle imprese in primo luogo di lucrare sulle differenze di prezzo con le discariche autorizzate, e soprattutto di ovviare alle norme sul trasporto e smaltimento dei rifiuti. Infatti la maggioranza dei trasporti avveniva senza la necessaria abilitazione, né con l’annotazione sui registri il cui possesso è obbligatoriamente previsto dalla legge. Non solo, gli illeciti sversamenti consentivano anche di violare tutte le norme a presidio della reale classificazione e caratterizzazione dei rifiuti. Non vi erano infatti le necessarie analisi dei rifiuti che dimostrassero la non pericolosità degli stessi, richieste invece per l’accettazione dei rifiuti presso le discariche regolarmente autorizzate. Mediamente alla cava arrivavano quattro camion al giorno delle 21 note ditte della provincia di Frosinone, tra cui dei comuni di Anagni, Frosinone, Boville Ernica, Ceccano, Morolo, Alatri, Ferentino, Sora e di una ditta della provincia di Roma. Particolarmente intensi i rapporti con una società di Morolo della quale i gestori della cava erano anche soci. La gestione della discarica comprendeva non solo gli scarichi di rifiuti, ma anche i livellamenti dei cumuli che si sono col tempo ammassati, proprio per consentire ai mezzi di poter scaricare al meglio i rifiuti stessi, palesando proprio una precisa organizzazione del sito. I sopralluoghi effettuati con Arpa Lazio hanno consentito di rinvenire nell’intero sito, sia rifiuti pericolosi che non pericolosi, secondo la classificazione operata dall’Agenzia. Un cumulo, tra l’altro, era stato oggetto di combustione. Le indagini hanno evidenziato un’illecita attività di recupero degli inerti, effettuata sempre all’interno dello stabilimento della società che gestiva la discarica abusiva. In particolare i rappresentanti di detta società avevano avviato un’attività di recupero degli inerti, mediante un macchinario non autorizzato per il recupero presso la sede della cava ma solo per singole campagne mobili da effettuarsi presso i siti di produzione dei rifiuti. Il recupero di inerti, spesso, costituiva anche una perfetta “maschera” dell’illecito smaltimento degli inerti stessi presso la discarica. Invero è stato accertato che alcuni rifiuti, benché destinati a recupero secondo la documentazione allegata, non erano realmente inviati a recupero bensì venivano scaricati direttamente presso la discarica, senza subire alcun processo che portasse al loro riutilizzo. Per i fatti evidenziati il GIP di Roma ha disposto non solo le misure cautelari personali nei confronti dei soggetti sopra indicati, ma anche il sequestro dei mezzi adoperati per gli sversamenti dei rifiuti e il sequestro dei terreni sui quali questi venivano illecitamente scaricati. Sono finiti in carcere per traffico illecito di rifiuti, smaltimento illecito di rifiuti, gestione di discarica abusiva, combustione illecita di rifiuti, i due fratelli gestori della cava, residenti uno a Ferentino l’altro ad Anagni; agli arresti domiciliari i due rappresentanti e coniugi di una ditta di smaltimento rifiuti di Morolo, un consulente ambientale residente a Castrocielo. Sequestrata la cava e 29 automezzi. L’operazione Cavum ha fatto emergere come nella provincia di Frosinone ci sia un vero e proprio sistema di “nero” nel settore edile e in alcuni casi è impossibile definire la tracciabilità dei rifiuti, questo è un serio problema. Anna Ammanniti
