Cassino – Ex affiliato alla Camorra diventa pizzaiolo e si racconta ai ragazzi dell’albeghiero

Angela Nicoletti
3 MIn Lettura
Una lezione di legalità forte e che ha scosso gli animi di oltre trecento studenti dell’Istituto Alberghiero “San Benedetto di Cassino. Una lezione organizzata dal preside Pasquale Merino e dal corpo docente nell’ambito di un progetto finalizzato a rispettare le regole e che prevede una serie di lezioni a tema.

A moderare la giornalista Angela Nicoletti che dopo i saluti iniziali del preside e dell’assessore alla Cultura, Maria Iannone, ha passato la parola a Carmine Mernini e Simona Di Mambro titolari del ‘Civico Sociale’ trattoria della legalità con sede in via Abate Aligerno a Cassino. Entrambi hanno sottolineato quanto sia importante per un giovane o un adolescente avere il rispetto delle regole e riuscire a star lontano dai pericoli e dalle insidie della piazza. Simona e Carmine hanno raccontato del loro progetto di inserimento lavorativo all’interno del ristorante. Il ‘Civico Sociale’ utilizza prodotti provenienti dai beni confiscati alla camorra ed offre lavoro a ragazzi che hanno avuto un percorso di vita difficile e diverso. A prendere la parola poi è stato Simmaco Perillo, presidente della cooperativa ‘Al di là dei sogni’ di Sessa Aurunca. Simmaco ha raccontato di quanto sia stato difficile mantenere la gestione di un bene confiscato alla camorra in una terra di camorra. A chiudere la mattinata è stato il racconto di Giuliano, oggi esperto cuoco e fino a ieri affiliato al clan camorristico degli scissionisti di Scampia. Giuliano ha parlato ad una platea silenziosa e rapita. Ha raccontato di aver iniziato a spacciare droga a soli 13 anni. Di avere la quinta elementare e di non aver avuto scelta quando si nasce in un quartiere dove ci sono povertà e malavita. “Ti comprano Con il danaro e il lusso e tu sei convinto che quello è un giusto modo di vivere. Avevo allontanato mio padre che era un onesto venditore di caramelle e la mia famiglia. Mi sono ritrovato ad avere una condannata per associazione mafiosa e rischiavo fino a venti anni di carcere. Volevo farla finita ma sono stato salvato prima da mio padre che si è indebitato per farmi avere il migliore avvocato di Napoli e poi da Simmaco ed i ragazzi della cooperativa Nco che mi hanno dato lavoro e fiducia”.
Condividi questo articolo
Nessun commento