Un blitz a sorpresa per anticipare l’inaugurazione ufficiale e riaccendere i riflettori sui problemi della mobilità urbana.
Nella giornata di martedì 28 luglio, il movimento Frosinone 2050 ha promosso un partecipato flashmob nel cuore del capoluogo ciociaro per contestare duramente il progetto di Bus Rapid Transit (BRT) fortemente voluto dall’Amministrazione guidata dal sindaco Riccardo Mastrangeli. L’iniziativa, che ha visto anche la presentazione della nuova lista civica “Frosinone 2050”, ha raccolto la presenza di numerosi cittadini, esponenti di spicco della società civile – tra cui il filosofo Filippo Cannizzo e il professor Salvatore Savo – e rappresentanti di diverse forze politiche e associative locali (Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione Comunista, Movimento 5 Stelle, Arci, La Rete, Agorà). Le criticità: «Solo una pennellata di verde sull’asfalto» Al centro della protesta c’è la ferma convinzione che l’opera in fase di completamento – in vista dell’avvio previsto per settembre – non rispetti i canoni di un vero sistema di trasporto rapido su gomma. «Un sistema BRT non è un semplice mezzo che viaggia su una corsia banalmente dipinta di verde – hanno ribadito gli organizzatori durante la manifestazione –. Si tratta di un’infrastruttura complessa che la giunta sta tradendo nei suoi pilastri fondanti, col rischio di generare più disagi che benefici». Tra i principali punti di contestazione sollevati dalla piazza: Tracciato irrisorio e tempi incerti: Il percorso coprirà meno di 2 chilometri nella zona più congestionata della città, con pochissimi metri realmente liberi dal traffico. Il rischio, denunciano i manifestanti, è quello di avere un normalissimo autobus lento. Assenza di separazione fisica: La mancanza di cordoli e barriere protettive rischia di trasformare le corsie preferenziali in aree di sosta abusiva. Mancanza di priorità semaforica: Senza la tecnologia per prolungare il semaforo verde al passaggio del mezzo, l’autobus rimarrà bloccato agli incroci come qualsiasi autovettura. Fermate obsolete: Mancano banchine rialzate per l’accesso a raso (fondamentali per disabili e passeggini) e biglietterie a terra, sostituite dalle classiche fermate del trasporto urbano. Stangata su parcheggi e commercio: L’istituzione dei divieti di sosta tra via Aldo Moro, via Don Minzoni, via Puccini e via Marittima ha tagliato quasi 200 posti auto. Contestualmente, i parcheggi di interscambio (via Mola Vecchia, via Licinio Refice, via Maria) risultano ancora ritardati o del tutto inesistenti, penalizzando le attività commerciali della zona. La controproposta: percorsi protetti e una città interconnessa Di fronte a un tasso di motorizzazione e di inquinamento tra i più alti, Frosinone 2050 chiede di modificare la rotta. La richiesta inviata al Comune è quella di ripensare l’infrastruttura investendo in tecnologia, corsie protette, nodi di interscambio funzionali, monitoraggio dei tempi in reale e politiche tariffarie incentivanti. Il flashmob segna solo l’inizio di una mobilitazione più ampia: il movimento ha infatti annunciato un tour d’ascolto che toccherà tutti i quartieri della città, dal centro alle periferie, per raccogliere idee e proposte dai residenti. «Il sole di Frosinone 2050 sta sorgendo – concludono i promotori –. Insieme, passo dopo passo, costruiremo la città che vogliamo vivere nel futuro».a

